Pozzuoli

Sabato 14 settembre, con il convegno PREPHILLOXERA presso Palazzo Migliaresi, s’è ufficialmente aperta la XIV edizione di Malazè il festival ArcheoEnoGastronomico dei Campi Flegrei che proseguirà fino al 24 settembre con eventi sparsi su tutto il territorio flegreo e hub culturali al Rione Terra, sul Lago d’Averno e nel Cratere degli Astroni. Tra gli eventi in programma sabato 14, in contemporanea con il convegno di cui sopra,  nel salone d’ingresso di Palazzo Migliaresi le ricamatrici di Bacoli dell’Associazione “Antonia Maria Verna” hanno esposto alcuni manufatti. L’associazione è presieduta dalla scrittrice Annamaria Varriale;vicepresidente Nadia Severino. Abbiamo colto l’occasione per intervistare il presidente per meglio conoscere l’associazione e le sue attività.

Annamaria Varriale da scrittrice a Presidente dell’Associazione Ricami di Bacoli  Antonia Maria Verna, a cosa è dovuta questa metamorfosi?

Io amo l’arte in tutte le sue forme e il ricamo è sicuramente un’espressione artistica, non soltanto puro artigianato. Inoltre, quando posso, sostengo tutte le attività di volontariato che portano avanti le eccellenze locali, e questo è sicuramente un bellissimo esempio. All’epoca mi chiesero se volessi essere Presidente dell’associazione, ne fui onorata, e da sei/sette anni ricopro l’incarico.

logo associazione

Chi era Antonia Maria Verna?

Una suora di Ivrea che nel 1828 fondò l’ordine delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea, scomparsa nel 1838 e beatificata nel 2011. Nel 1860, subito dopo l’unità di Italia, un gruppo di suore dell’ordine si trasferì a Napoli per portare assistenza agli orfani e alle ragazze meno fortunate istituendo orfanotrofi e asili. In seguito le suore estesero la loro opera di carità e di educandato in altre zone dell’ex Regno di Napoli tra cui Bacoli dove fondarono non solo asili e scuole ma anche la scuola di ricamo che esiste tuttora.

Dov’è esattamente situata la scuola?

Cappella, una frazione di Bacoli. Il  parroco della chiesa della Madonna del Buon Consiglio, molto cortesemente, ci ha messo a disposizione il laboratorio che fu di suor Michelina Scotto di Vetta la quale a sua volta aveva delle ragazze a cui insegnava il ricamo legato alla tradizione delle suore di Ivrea.

Uno dei manufatti della scuola

Uno dei manufatti della scuola

Quante iscritte avete?

Attualmente venticinque tra cui anche ragazze disabili e donne che purtroppo hanno perso i figli le quali hanno scoperto nel ricamo una valida terapia per fronteggiare il proprio handicap e il proprio dolore. E poi ci sono ragazze e donne che lo fanno per passione tra cui un ingegnere e una psicoterapeuta. Come zone di provenienza le nostre allieva vengono non sono solo dai campi flegrei ma anche da Napoli, Calvizzano, Acerra a conferma che l’arte del ricamo, contrariamente a quanto si possa pensare, è viva più che mai su tutto il territorio campano anziché in zone ristrette.

I corsi quante volte a settimana si tengono?

Tre volte a settimana, dalle 9 alle 12. La scuola apre il primo ottobre e chiude il 30 maggio. La quota di iscrizione è di 15€ più 20€ mensili. Un importo irrisorio proprio per non tradire lo spirito ecumenico che caratterizzò la fondazione della scuola, ma che ci consente quel minimo di sostentamento per l’acquisto del materiale didattico e la partecipazione a eventi come Malazé che richiedono  dei piccoli investimenti se vuoi fare bella figura quando ti presenti.

Annamaria Varriale tra le maestre ricamatrici Pina e Teresa Costagliola

Annamaria Varriale tra le maestre ricamatrici Pina e Teresa Costagliola

I manufatti, una volta terminati, vengono messi in commercio?

No, le ragazze cuciono esclusivamente per loro, la famosa “rota”, al fine di regalarsi un prodotto la cui realizzazione richiede una spesa iniziale di poco più di 20€ per l’acquisto del panno su cui ricamare, ma quando sarà terminato avrà un valore di mercato di oltre 200€. Per essere precisi, seppure i manufatti non vengono venduti, spesso riceviamo commissioni da parte di ragazze e donne in procinto di sposarsi le quali ci chiedono di realizzare dei capi specifici per il loro corredo, o addirittura da persone del luogo, in particolare di Monte di Procida, emigrate all’estero, per lo più negli Stati Uniti, che ci richiedono capi particolari per serbare con sé oltreoceano un ricordo della propria terra.  Ciò ci consente di portare avanti un’arte di grandissimo impegno e capacità che, diversamente, rischierebbe di scomparire. Inoltre, vista la disoccupazione che c’è oggi nel nostro paese,  l’arte del ricamo offre una grande opportunità di lavoro con ampi margini di guadagno,  se fatta come si deve.

Sirena ricamata dalle ricamatrici di Bacoli

Dunque il ricamo è un mestiere che rende!?…

Potrebbe rendere! Purtroppo, essendo un lavoro artigianale, e quindi circoscritto, è poco conosciuto. Pertanto  le committenze scarseggiano. Per far sì che l’arte del ricamo diventi un’impresa occorrerebbe fosse più conosciuta. Noi in passato abbiamo organizzato mostre, ad esempio SUL FILO DELLA CANAPA, estendendo gli inviti a realtà come la nostra dislocate su tutto il territorio nazionale per  conoscerci, confrontarci e farci conoscere dal pubblico. Purtroppo anche questo tipo di iniziative richiedono investimenti e con i pochi fondi di cui disponiamo non possiamo certo permetterci chissà che! Inoltre questo fa sì che per le maestre della scuola non ci sia  alcun guadagno; lo fanno  per passione e  per tenere viva una tradizione locale che si tramanda da madre in figlia da oltre un secolo.

Una serie di manufatti delle ricamatrici di Bacoli

Quante insegnanti avete?

Due sorelle, Pina e Teresa Costagliola: sono bravissime! Ritornando al discorso degli esigui fondi di cui disponiamo, ci tengo a sottolineare che come scuola non riceviamo il benché minimo sostegno da parte delle istituzioni: non pretendiamo un contributo economico, ma almeno una struttura dove impiantare la scuola le autorità ce la potrebbero concedere… Se non fosse stato per il parroco di Cappella che ci ha concesso di disporre dei locali del vecchio laboratorio di ricamo, oggi tutto questo che ammirate a Malazè probabilmente non esisterebbe.

Domanda d’obbligo, quali sono le ambizioni della scuola?

Di crescere e di farci conoscere per tramandare quest’arte bellissima che è anche terapeutica in quanto, attraverso la necessaria concentrazione per ricamare, aiuta a rilassarsi e a dimenticare le problematiche esistenziali. Già questo mi sembra un buon motivo per sostenerla!   

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