Svuotato d’ogni sostanza, il tempo ristagnava come nebbia nella stanza arredata con due sole sedie di legno, disposte l’una di fronte all’altra, rispettivamente occupate da un uomo sereno e da uno triste, entrambi vestiti di niente.

Fasci di luce, cadenti dal soffitto, avvolgevano le loro figure in opache fluorescenze, esaltandone i contrastanti stati d’animo trasparenti sui loro volti.

“Rabbi, potrai mai perdonarmi?” – chiese l’uomo triste, fissando la scacchiera di marmo del pavimento.

“Perdonarti di cosa?” – replicò serenamente l’altro.

“Di averti venduto agli uomini come bestia al mercato.”

“Nelle azioni degli uomini dimora la volontà di Dio!”

“Mia madre, povera donna, sarà maledetta in eterno per avermi dato alla luce” – piagnucolò l’uomo triste. Dai suoi occhi il dolore stillava in gocce dense al suolo.

“Eppure il ricordo del figlio ne allevierà la sofferenza dal cuore ogniqualvolta la solitudine busserà alla porta dell’anima” – replicò l’uomo sereno.

“Il nome mio, immaginato nel silenzio del tempio, riecheggerà peggio di una bestemmia” si rammaricò l’uomo triste.

“Ma rimarrà impresso in eterno nella memoria della vita, perché il dubbio marchiato dalle tue labbra sulla mia guancia ha sancito la vittoria del bene sul male!”

L’uomo triste levò lo sguardo e crucciato fissò l’uomo sereno, non comprendendo il senso delle sue parole.

“Se il dubbio non ti avesse colto e non mi avessi ingannato, come avrei potuto rimuovere, per sempre, dal cuore degli uomini la cenere che adombra le loro coscienze affinché la luce della verità si rifletta in loro? Condanneresti mai il ferro con cui il chirurgo interviene, ferendo il tuo corpo, per salvarti la vita?”

“Rabbi, che sarà di me?” – implorò l’uomo triste.

“L’ignoranza e l’ipocrisia umana ti condanneranno quale unico colpevole dei mali del mondo, così come la terra maledice il contadino che la ara preparandola alla semina per renderla feconda; o come l’albero ingiuria la mano che lo mutila dei rami che lo soffocano per far sì che la vita rifiorisca rigogliosa dal suo stesso tronco; oppure come la pietra di cava sputa addosso all’artista che la violenta con martello e scalpello per donarle forma e senso per farne un’opera d’arte!”

All’improvviso la stanza piombò nel buio.

Il timore inondò le tenebre.

“Rabbi, che succede?”- riecheggiò la voce spaventata dell’uomo triste.

“L’ombra è figlia della luce: le tue labbra hanno spalancato le porte alla verità. Quanto più splendente sarà la luce, tanto più spessa sarà l’ombra che essa proietterà sul mondo, Giuda!”

4 thoughts on “PARADOSSI”

  1. Spesso ci si dimentica quanto sia fondamentale la figura di Giuda.
    Fu condannato non tanto per il suo tradimento, indispensabile affinché si compisse il Destino cui era stato chiamato il Cristo, quanto per non aver creduto al perdono di Gesù. Non ha avuto fede e togliendosi la vita si è perso.

  2. A volte il male è funzionale al bene, come l’ombra alla luce e il dolore alla gioia. Bisogna vivere il dolore, attraversarlo ed elaborarlo per ritrovare la gioia di vivere, affrontare le tenebre per trovare la propria verità e sconfiggere la negatività per vivere nella positività. Gesù ci ha insegnato molte cose, il cattolicesimo ha deviato molti suoi insegnamenti per renderci schiavi.

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