Giancarlo De Luca in mostra all’ARTGARAGE

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Dal 9 al 15 novembre è in esposizione presso l’ARTGARAGE di Pozzuoli la mostra fotografica di Giancarlo De Luca, PER GRAZIA RICEVUTA- IL CULTO DELLE ANIME PEZZENTELLE. Un viaggio attraverso i luoghi del culto dei morti a Napoli. La mostra è arricchita da un delizioso catalogo curato da Francesca Paola Cilento. Durante l’inaugurazione, che si è pregiata dell’intervenuto introduttivo dell’antropologo Aldo Colucciello, abbiamo intervistato l’artista.  

Giancarlo De Luca fotografo per passione o per professione?

Per passione, anche se mi verrebbe da dire per malattia perché è molto più di una passione

Nella vita di cosa ti occupi?

Lavoro in banca

Quando è maturata la passione per la fotografia?

Ero ragazzino, avrò avuto circa quattordici anni, quando papà mi regalò una vecchia Kodak Retinette anni 60 e mi spiegò i rudimenti della fotografia analogica: cosa fossero un diaframma, un tempo di esposizione e così via… Da lì nacque il mio amore smisurato per la fotografia.

Questa è la tua prima personale?

È la seconda. La prima l’ho tenuta lo scorso anno, a dicembre, al PAN di Napoli con un’esposizione sul Pallonetto a Santa Lucia intitolata ‘NCOPP’ ‘O PALLUNETTO. Ha avuto un buon successo di pubblico e di critica, rendendomi molto orgoglioso. Per tre anni ho frequentato assiduamente il Pallonetto, diventandone un abitante a tutti gli effetti; venendo a conoscenza di tante belle storie che ho riproposto nei mei scatti.

Con la mostra che inauguri stasera ci porti nel camposanto delle fontanelle…

Non solo. Le foto sono state scattate negli ipogei più importanti di Napoli: San Pietro ad Aram, al Corso Umberto; la chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco, in Via Tribunali, dove c’è Lucia la sposa dannata morta giovane; la chiesa di Santa Luciella ai Librai dove c’è il teschio con le orecchie, unico al mondo. Più che soffermarmi ai luoghi ho però cercato di dare risalto alle storie dei singoli scheletri e teschi, umanizzandoli. Facendo ciò spero di non passare per un necrofilo. Paradossalmente considero questa scelta un gesto d’amore per la vita; un atto di rispetto di me fotografo nei confronti di quelle anime dannate appartenenti a quanti morirono di peste e colera secoli fa e i cui corpi vennero dimenticati, divenendo successivamente per i napoletani oggetti di culto

I luoghi ritratti, nel corso degli anni sono divenuti attrattiva turistica. Nei tuoi scatti si riscontra questo ossimoro vita/morte, dolore/divertimento?

No. Ritengo che laddove c’è o c’è stato dolore, non potrà mai esserci divertimento, seppure inteso come elemento di curiosità turistica! Ho avuto modo di constatare direttamente che i turisti si approcciano alla visita di questi luoghi e alla visione degli scheletri con rispetto in quanto anche per loro rappresentano un viatico dalla vita alla morte.   

La scelta del bianco/nero è legata all’argomento che affronti o è una tua peculiarità fotografica?

Questa è una bella domanda! Le mie mostre sono state finora sempre in bianco/nero in quanto questa scelta meglio si adatta a una Napoli che leggo e vivo con nostalgia in chiave artistica e fotografica. Ti confesso che per questa mostra avevo inizialmente pensato di inserire diverse foto a colori perché anche il colore in questi luoghi assume i contorni del bianco/nero per cui mi sento di dire che le foto sarebbero state belle anche se avessi optato per l’altra scelta.

Mentre ti addentravi nelle zone dove sono situati gli ipogei, hai avuto modo di confrontarti con gli abitanti del luogo per saggiare se tuttora vivono il culto dei morti?

Assolutamente sì! Sebbene il culto delle anime pezzentelle nel 1968 sia stato vietato dal cardinale Ursi, per cui è proibito pregare in questi luoghi, mentre fotografavo ho incontrato diverse vedove le quali avevano portato con sé la foto del coniuge, forse per sentirlo più vicino durante la preghiera.

Quali sono i tuoi maestri di riferimento?

Mimmo Iodice, Agusto De Luca, Luciano Ferrara e Guido Giannini.  

Datti una definizione come fotografo

Un amante di Napoli e un esaltatore delle sue bellezze!  

La prossima mostra su cosa verterà?

No lo so ancora. Al momento è in embrione un progetto di allestimento per una mostra in Cina. Ti terrò aggiornato sugli sviluppi…

About Post Author

vincenzo giarritiello

Nato a Napoli nel 1964, Vincenzo Giarritiello fin da ragazzo coltiva la passione per la scrittura. Nel 1997 pubblica L’ULTIMA NOTTE E ALTRI RACCONTI con Tommaso Marotta Editore; nel 2000 LA SCELTA con le Edizioni Tracce di Pescara. Nel 1999 la rivista letteraria L’IMMAGINAZIONE pubblica il suo racconto BARTLEBY LO SCRIVANO… EPILOGO, rivisitazione del famoso racconto di H. Melville. Dal 2002 al 2009 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi tra cui uno presso la sezione femminile dell’IPM di Nisida, esperienza che racconta nel libro LE MIE RAGAZZE – RAGAZZE ROM SCRIVONO edito nel 2019. Tra il 2017 e il 2020 ha ristampato L’ULTIMA NOTTE e pubblicato SIGNATURE RERUM (il sussurro della sibilla), RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PRADISO IN TERRA e la raccolta di racconto L’UOMO CHE REALIZZAVA I SOGNI. Nel 2020 ha pubblicato con le edizioni Helicon il romanzo IL RAGAZZO CHE DANZÒCON IL MARE. Ha collaborato e collabora con diverse associazioni culturali (Magaris; Lux in fabula), con riviste cartacee e digitali tra cui IL BOLLETTINO FLEGREO, NAPOLI PIÙ, MEMO, GIORNALE WOLF, COMUNICARE SENZA FRONTIERE, QUICAMPIFLEGREI.IT. Nel 2005 ha aperto il blog LA VOCE DI KAYFA e nel 2017 LA VOCE DI KAYFA 2.0. Dal 2019 ha attivato il sito www.vincenzogiarritiello.it. Per la sua attività di scrittore e poeta in vernacolo ha ricevuto riconoscimenti letterari.
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