FEDONE, OVVERO IL PENSIERO ESOTERICO DI PLATONE

Per quanto concerne la società occidentale, unanimemente gli studiosi convengono che la fonte del suo sviluppo socioculturale debba attribuirsi all’antica Grecia e ai suoi pensatori, in particolare Platone e Aristotele. Per quanto riguarda Platone, a distanza di millenni, i suoi dialoghi sono tutt’oggi di un’attualità disarmante tanto che spesso vengono consultati e citati da politici e da sociologi moderni per trarre spunto e avallare le proprie proposte ed idee per migliorare la società.

Riguardo al pensiero platonico, agli albori del cristianesimo molti dei dialoghi sono stata fonte di ispirazione per più di un padre della chiesa nello sviluppo della dottrina cattolica. Del resto, studiando la storia del cristianesimo, risulta evidente, come accade un po’ per tutte le religioni, che anch’essa è la risultante di un sincretismo caratterizzato dalla convergenza e fusione tra loro di aspetti di forme di pensiero antecedenti – prima tra tutte quella dell’antico Egitto – e filosofie, tra cui primeggiano appunto quella platonica e aristotelica e quante da esse derivano.

Non è un caso se Eduard Schuré nel suo famoso saggio  I GRANDI INIZIATI, analizza in successione cronologica, tra le tante vite di grandi uomini di Spirito quelle di Platone, Mosè e Gesù, ipotizzando quale anello di congiunzione tra di loro l’antico Egitto e la sua cultura visto che ognuno di loro, a un certo punto della propria esistenza, si diresse in Egitto per essere educato dai suoi sacerdoti, (per quanto concerne Gesù, più di uno storico è convinto che nella fase della sua giovinezza di cui nulla o poco si conosce, il messia si sia recato in Egitto per apprenderne gli insegnamenti e essere iniziato ai misteri della sua religione).

L’immagine classica della Madonna col bambino in grembo è speculare a quella di Iside con suo figlio Horus. Quel che ci lascia alquanto perplessi è che i padri della chiesa non disdegnavano consultare e citare Platone nonostante tra le sue opere spiccasse Il Fedone in cui è palese la matrice di un insegnamento misteriosofico/pagano: per quale motivo si riconosceva al pensiero greco, e in particolare a quello platonico, tale importanza tanto da estrarne degli stralci su cui strutturare l’insegnamento della propria religione malgrado alcuni scritti dello stesso autore fossero intrisi da evidente paganesimo?

Per quanti sforzi si facciano, andare alle radici di una religione non è affatto semplice, tenuto conto delle dispute che, nel corso dei millenni, si sono succedete tra le varie fazioni per  l’affermazione di un pensiero e di una dottrina, non risparmiando delitti, occultamento e distruzione di documenti dal contenuto compromettente perché in contrapposizione con quanto ufficialmente si voleva attestare affinché non restassero testimoni e testimonianze scomode che mettessero in discussione quella che doveva snodarsi nel tempo come l’unica verità.

Anche il cristianesimo non è scevro da macchie, come risulta studiandone la storia e leggendo le biografie di alcuni papi i quali non hanno esitato a contravvenire il messaggio di pace del Vangelo pur di fare i propri interessi e quelli della propria famiglia, gettando discredito sulla chiesa. E non è affatto improbabile che più di uno storico ne abbia raccontato artatamente la storia, schierandosi a favore della chiesa, e dunque omettendo nel proprio lavoro tutti quegli aspetti che, se non fossero stati trascurati, di sicuro avrebbero dato un’impronta diversa alla storia della cristianità e allo sviluppo del mondo occidentale, dimostrando che, pur di conquistare il potere, finanche la chiesa di Roma non si è risparmiata dal commettere misfatti!

Esoterismo è un vocabolo a cui il senso comune attribuisce un’infinità di significati tutti legati al mondo della magia, del mistero, dell’oltretomba e quant’altro di attinente all’occulto. Una sorta di calderone magico dove rimestare di tutto e di più! Di testi esoterici sul mercato letterario ce ne sono a iosa e ogni giorno in libreria se ne trova sempre uno nuovo perché l’argomento “tira” e le case editrici, specializzate e non, non perdono l’occasione per arricchire il propri catalogo di volumi che trattano simili tematiche, senza tener conto della reale qualità del testo e dell’affidabilità dell’autore che il più delle volte è un individuo che non conosce affatto ciò di cui scrive, se non per sentito dire o averlo letto a sua volta; il quale altro non fa che riassumere nell’opera cose trite e ritrite, spesso scopiazzando pagine intere da classici dell’argomento col pretesto che quelle righe servono per rafforzare i concetti che andrà ad esprimere, ma in realtà quella scopiazzatura è l’unico mezzo di cui dispone per inserire  qualcosa di “sensato” nel proprio lavoro, premurandosi così di non essere tacciato per cialtrone.

Ciò che infastidisce chi l’argomento cerca di studiarlo in maniera seria, cercando di razionalizzarlo il più possibile è che tutti i testi moderni, o giù di lì, dove si parla di esoterismo, alla fine,  rimandano sempre a quelle poche opere del passato in cui si affrontano in maniera esplicita questioni del genere con una lucidità di pensiero davvero stupefacente a cui spesso si accompagna una prosa aulica che incanta, soddisfacendo il lettore più esigente.

Tra queste opere oltre al Fedone spiccano L’asino d’Oro (le metamorfosi) di Apuleio e l’apologia scritta dallo stesso Apuleio per difendersi da chi lo tacciava di stregoneria, intitolata Sulla Magia; qualche opera di Plutarco, in particolare Iside et Osiride; il De Rerum Natura di Lucrezio; non dimenticando il Corpus Hermeticum, una raccolta di testi sacri comprendenti gli insegnamenti iniziatici degli antichi egizi di evidente matrice naturalista.

Per quel che riguarda Il Fedone, chiunque voglia avvicinarsi, anche solo per mera curiosità, ad argomenti di questo tipo, non può prescinderne in quanto nel dialogo Socrate prende a pretesto l’imminente esecuzione della sua condanna a morte per dispiegare un discorso che dimostri l’immortalità dell’anima e la sua natura divina; che appartiene agli stolti temere la morte perché non si ha ragione di temere ciò che non si conosce; la necessità del filosofo di condurre una vita casta e morigerata in modo da non essere schiavo dei sensi, garantendo in tal modo l’incorruttibilità dell’anima e quindi il suo ritorno, dopo la morte, alle sfere divine cui appartiene, senza essere gravata dal peso del corpo, inteso in chiave passionale, e dover subire “l’umiliazione” di nuove incarnazioni per depurarsi dall’onta materiale; la reminescenza, ossia il risveglio di quella conoscenza acquisita dall’anima nelle alte sfere prima d’incarnarsi, dimenticata per effetto del processo di incarnazione, la quale per essere ricordata necessita dello studio, e dunque testimonianza tacita della preesistenza dell’anima dal corpo; la metempsicosi, ovvero l’incarnarsi dell’anima in altri corpi in vite successive in relazione alla condotta adottata nelle precedenti esistenze; il valore della concentrazione mentale quale unico mezzo attraverso cui l’uomo può penetrare argomenti di matrice divina, diversamente incomprensibile mediante la comprensione sensoriale perché i sensi, secondo Socrate, sono ingannatori; l’importanza del saper ragionare per non cadere nella misologia, l’odio dei ragionamenti tipico di chi, fidandosi solo del proprio pensiero, è instabile nelle proprie valutazione e quindi a volte è convinto della proprie ragioni e altre volte ne dubita.

Alcuni degli argomenti affrontati nel dialogo ne svelano la natura orfico/iniziatica.

Essendo il pensiero platonico uno dei capisaldi culturali su cui si fonda la civiltà occidentale e una delle fonti su cui si è sviluppato il pensiero cristiano, non si può non restare stupiti della condanna da parte della chiesa delle religioni cosiddette pagane quando essa stessa attinge da un contesto filosofico che racchiude in sé più di un tale insegnamento. E non mi si venga a dire che il cristianesimo ha tratto il meglio dalle religioni e dalle filosofie che lo hanno preceduto perché, così dicendo, tacitamente si ammette che finanche autori devoti al tanto vituperato paganesimo racchiudevano nei loro scritti qualcosa di buono che meritava non andasse dimenticato, disperso, cancellato per sempre dalla memoria degli uomini.

Voler affermare ad ogni costo, come molti si ostinano a fare, che il Cristianesimo, diversamente dalle altre religioni, non racchiude in sé alcun aspetto esoterico, che l’unico mistero che lo caratterizza è la transustanziazione all’atto dell’eucarestia è un’inesattezza abissale, una colossale falsità!

Se si considera che Cristo quando parlava in pubblico si esprimeva in parabole incomprensibili dagli stessi suoi discepoli, spiegandole poi loro in separata sede, si deduce che gli insegnamenti di Gesù non fossero alla portata di tutti ma solo di quanti possedevano adeguate qualità intellettuali e spirituali che ne avrebbero consentito la comprensione.

Per quanto concerne Platone, a tutt’oggi si discute sugli agrapha dogmata, i presunti insegnamenti orali che il filosofo avrebbe impartito solo a pochi prescelti dell’accademia, affidando alla scrittura gli insegnamenti elementari della sua dottrina che, se divulgati, non l’avrebbero tradita ma semplicemente avrebbero alimentato nell’animo di quanti l’apprendevano i semi di una conoscenza alta che avrebbe dato i propri frutti solo se l’individuo in questione si fosse dimostrato terreno fertile.

Gli insegnamenti racchiusi nel Fedone, contrariamente a quanto accade per quelli riportati ne Le Leggi e La Repubblica,  due delle opere più note di Platone, non sono divulgati nella giusta misura molto probabilmente perché spiegarne la matrice esoterica e il senso in essa racchiuso creerebbe non pochi grattacapi a coloro che, citando ripetutamente il filosofo nei termini che conviene loro, lo additano quale esempio di massima razionalità!

Tale atteggiamento non rende il giusto merito a Platone, e di riflesso a Socrate di cui Platone fu allievo e biografo trascrivendone nei dialoghi il pensiero, perché qualunque pensiero filosofico, a nostro avviso, va accettato e spiegato nella propria globalità e non nella misura in cui fa comodo a chi lo esamina, tacendone altri aspetti che invece il pensatore non si è preoccupato di trascurare perché gli appartenevano intimamente.

Il Fedone è a tutti gli effetti un testo esoterico di alto spessore letterario perché, secondo me, attraverso un ragionamento articolato e convincente, l’autore riesce a dimostrare in maniera indiscutibile l’immortalità dell’anima  e la preesistenza della stessa rispetto al corpo. Nonché mette in risalto come il vero filosofo sfugga la materialità per non esserne contaminato in modo da consentire alla propria mente di penetrare i misteri della vita e prepararsi a morire in modo che, all’atto del trapasso, l’anima possa riunirsi agli dei.

Tutti questi sono argomenti che tanti autori che si spacciano per esoteristi affrontano in maniera superficiale, senza mai citare, o facendolo in maniera molto epidermica, il dialogo platonico di cui sopra in cui, come accade in pochi testi antichi e moderni, l’argomento è affrontato in maniera lucida tanto da chiarire il pensiero a quanti, a riguardo, avendo le idee assai confuse, cercano chi possa in tal senso illuminarli, divenendo facili prede di ciarlatani e criminali.

Non si può citare Platone solo a proprio uso e consumo, come fanno diversi laici e clericali, traendo dai suoi scritti quel che fa loro comodo per affermare una causa, tralasciando tutto il rimanente come se non  fosse stato mai scritto.  Attraverso Il Fedone Platone ci ha lasciato un messaggio chiaro che non può e non deve essere negletto, soprattutto in un’epoca come quella attuale dove la mancanza di ideali e di certezze spinge sempre più persone ad avvicinarsi all’occulto, mondo affascinante ma pericolosissimo perché frequentato da personaggi ambigui che si atteggiano a santoni e maestri che parlano di spiritualità come se fosse l’unico argomento che veramente

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