LA SCRITTRICE/POETESSA ANNAMARIA VARRIALE SI RACCONTA

Mercoledì 22 gennaio alle ore 17,30 presso la Biblioteca Comunale di Bacoli, a Villa Cerillo, si presenterà il volume di poesie L’INCERTO VOLO DELL’ANIMA di Annamaria Varriale, edito da HOMO SCRIVENS. Relatori: Nicola Magliulo e Costanzo Ioni. Modererà Aldo Putignano.  Musiche di Elda Salemme. Interverrà il Sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione.

Per l’occasione abbiamo intervistato l’autrice.

Annamaria Varriale si sente più una poetessa prestata alla narrativa o viceversa?

In verità non saprei rispondere, per me hanno importanza e valenza uguale. Scrivo e, a seconda del momento e del bisogno che ho di comunicare i miei stati d’animo e sentimenti, alterno l’una e l’altra.

Il primo amore è la narrativa o la poesia?

Probabilmente la poesia visto che fin bambina mi divertivo a scrivere poesiole.

Da dove nasce la voglia di pubblicare una raccolta di poesie dopo un romanzo che ha riscosso e sta riscuotendo tanti consensi sia di pubblico che di critica? (ERAVAMO TANTO RICCHI ha avuto una bella recensione dal regista Pupi Avati)

Dalla necessità che avevo di mettere un po’ d’ordine tra i miei tanti scritti sparsi qua e là. Nell’attesa di pubblicare il nuovo romanzo al quale sto lavorando e visto che in tanti mi chiedevano quando ne pubblicassi uno nuovo, ho pensato che fosse giusto dare un minimo d’ordine e concretezza a questi versi dei quali alcuni sono stati premiati. Così ho deciso di sottopormi a questa nuova sfida che pare stia andando bene.

Si dice che sia più semplice per un poeta avvicinarsi alla narrativa anziché il contrario: lei ha trovato più difficoltà a scrivere in prosa o in versi?

Sinceramente non ho trovato nessuna difficoltà nello scrivere il romanzo, forse perché l’ho scritto di getto allo stesso modo con cui scrivo le poesie. Eravamo tanto ricchi nacque per colmare l’esigenza personale che avevo di narrare eventi che hanno segnato profondamente la mia esistenza. Lungi dal voler essere un’opera autoreferenziale, il proposito era quello di raccontare l’epoca in cui si volgono i fatti, dagli inizi degli anni cinquanta fino al 1969 con la bomba a piazza Fontana. Un periodo storico che reputo molto importane non solo per me che l’ho vissuto ma per la società perché in quegli anni a livello sociale sono avvenuti degli stravolgimenti e dei cambiamenti straordinari.

Così come nel romanzo sono narrati e descritti benissimo momenti emotivamente forti, altrettanto in molte delle sue poesie traspariscono rabbia e sofferenza. Quando le ha scritte era cosciente di ciò che stava scrivendo e comunicando o ha lasciato che la penna andasse per conto proprio?

Le mie poesie nascono da uno stato emotivo, da un’esigenza interiore di trasferire su carta quanto sto vivendo in quel momento: gioia, dolore, difficoltà, sofferenza. Abbracciano un po’ tutti i campi della vita, dai problemi ambientali, all’amore, alla famiglia. È un moto interiore che si trasferisce su carta ed è il mio modo per esprimere e, soprattutto, esorcizzare quello che sto vivendo interiormente in quel momento. Quando esterniamo qualcosa che grava sul nostro animo ce ne sgraviamo!

Chi ha letto il romanzo sa quanto lei abbia sofferto per la repentina scomparsa di sua madre quando aveva appena sei anni e di cui tuttora porta un vuoto incolmabile dentro di sé. In alcune poesie questo dolore è evidente ma troviamo anche uno scagliarsi contro un certo universo maschile che non si stanca di umiliare e violentare anche solo a parole la donna. È una mia sensazione o effettivamente nelle sue poesie c’è un moto di ribellione a questo universo?

Sicuramente c’è! Soffro sulla mia pelle le vicende che colpiscono le donne, non solo quelle che mi riguardano direttamente. Ma soprattutto soffro per tutto ciò che di brutto mi accade attorno. La poesia SE IO FOSSI UNA MAGA che parla della violenza di genere, con cui lo scorso anno vinsi il premio POESIE DA RICORDARE, la scrissi reduce da una presentazione in qualità di relatrice di un libro di racconti sulla violenza di genere che mi colpirono molto facendomi stare interiormente male. Grazie alla poesia esorcizzai quello stato d’animo. Così come la poesia ADII DI GABBIANI la scrissi per denunciare lo scempio ambientale che l’uomo sta compiendo. Nel caso specifico la mia è una denuncia all’inquinamento marino causato dalla plastica che non soltanto avvelena il mare ma uccide anche gli uccelli che vi si nutrono.

Eppure molte sue poesie alla fine hanno una chiosa di speranza…

Sempre! La vita mi ha insegnato, soprattutto in seguito al dramma della prematura scomparsa di mia madre, che bisogna vivere sempre con lo sguardo rivolto laddove brilla il sole, seppure le nubi rendano al momento impossibile distinguerne lo splendore della luce, perché, nonostante il dolore, c’è sempre la possibilità provare gioia e felicità. Bisogna mantenere sempre il cuore aperto alla speranza, mai dire mai a qualsiasi età!

Annamaria Varriale cosa si aspetta dal suo futuro come scrittrice?

Pubblicando ho coronato il mio sogno da bambina. Per me è molto importante scrivere e spero che la scrittura mi porti belle cose. Inoltre mi auguro che chi mi legga possa trarre sollievo o risposte dalle mie poesie e dai miei romanzi. Ogni scrittore è lo specchio interiore dell’animo del lettore!

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