CLEMENTINA GILY: IL RINASCIMENTO DI GIORDANO BRUNO

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Tra i tanti volumi editi sulla figura di Giordano Bruno voglio segnalarvi IL RINASCIMENTO DI GIORDANO BRUNO (IL MIELE E LE ARAGOSTE) della professoressa Clementina Gliy, edito da STAMPERIA DEL VALENTINO per la collana di studi tradizionali I POLIFEMI.

Nonostante si tratti di un volumetto di poco più di settanta pagine – il primo di una serie su Bruno di cui l’autrice è già impegnata nella stesura del secondo – l’opera è densa di informazioni biografiche, storiche e filosofiche sulla figura del nolano e sullo scenario europeo dell’epoca in cui visse e si mosse. In particolare lo studio della Gily, tra i maggiori esperti di Bruno nonché per anni docente di estetica della comunicazione alla Federico II di Napoli, si sofferma sul periodo in cui il filosofo soggiornò in Inghilterra alla corte di Elisabetta I e sulla coincidenza temporale tra la sua presenza a corte e la comparsa anni dopo  del genio teatrale di Shakespeare.

Il lavoro è diviso in due sezioni: IL RINASCIMENTO DI GIORDANO BRUNO e GIORDANO BRUNO, MARLOWE E SHAKESPEARE.

Nella prima parte l’autrice analizza l’impronta della filosofia di Bruno, spiegando che: come facevano Bacone e Locke, Bruno cerca la verità dell’uomo, quella che è insieme luce e oscurità; la nuova èra cerca di capirne l’intreccio, non abolire l’oscuro, la materia, il male… che sono necessaria ombra onnipresente nel mondo dell’uomo; quella che in pittura mostra solidità dei corpi, protendendoli oltre la tela e figura tre dimensioni in due. In quest’ottica la Gily afferma: filosofia e scienza hanno oggi più bisogno di ieri di intersecare i campi, visto che dopo il Rinascimento il pensiero moderno scavò una mossa tra gli emisferi.

Questa lucida analisi auspicante la fusione tra filosofia e scienza di riflesso invoca quella tra passato e futuro il cui compimento consta nel presente. Di tale concetto Bruno si fece promotore attraverso la sua filosofia che si reggeva sulle immagini frutto del chiaroscuro derivante dall’intreccio della chiave e delle ombre. A riguardo la Gily cita Warburg che affermò: Bruno pensa per immagini. Aggiungendo di suo: il pensare per immagini è il regno dell’estetica, che procede per crasi e non per sintesi; il capire accosta, non fonde, perciò ha categorie diverse dalla logica, del tipo causa e sostanza.

Malgrado l’analisi storica e filosofica sia articolata da concetti e citazioni di non facile approccio per un pubblico non specialistico, va riconosciuto all’autrice il merito di non cadere mai nell’accademismo; di non dimostrarsi pedante alla stregua dei professori universitari verso cui Bruno si riferiva con tale aggettivo per sottolinearne la boria che li caratterizzava.

La seconda parte del volume – GIORDANO BRUNO, MARLOWE E SHAKESPEARE – è dedicata alle opere teatrali che in quel periodo Bruno scrisse in italiano, lingua in auge alla corte inglese, e che influenzarono notevolmente gli autori che a loro volta frequentavano la reggia.

 In coerenza con la propria visione filosofica che attribuiva alle immagini valore assoluto per una comprensibile comunicazione con tutti, Bruno scrisse diverse opere teatrali nelle quali infuse il suo messaggio. Nello stesso tempo influenzò molti autori dell’epoca. In particolare Marlowe artefice del Doctor Faustus. Scomparso a soli ventinove anni, Marlowe nella sua opera lascia un’impronta stilistica che per molti aspetti ricorda quelli che successivamente caratterizzeranno Shakespeare il quale apparve all’improvviso sullo scenario teatrale al punto che molti sono i dubbi che lui e Marlowe fossero in realtà la stessa persona.

Scritto con linearità e precisione, come si conviene a un saggio, il lavoro della Gily ha il merito di non stancare mai il lettore in quanto l’autrice utilizza un linguaggio sobrio e accattivante che sprona ad andare avanti nella lettura quasi si stesse leggendo un thriller mozzafiato di cui non si vede l’ora di giungere alla fine per scoprire l’assassino.

In tal senso il fascino di Bruno, già notevole di suo a prescindere dalle qualità affabulatorie dell’autrice, è accentuato da un lavoro sintetico e nello stesso tempo approfondito, una sorta di ossimoro letterario, di cui chiunque voglia avvicinarsi alla figura del nolano per comprenderne l’essenza del pensiero non può privarsi.

Buona lettura!

About Post Author

vincenzo giarritiello

Nato a Napoli nel 1964, Vincenzo Giarritiello fin da ragazzo coltiva la passione per la scrittura. Nel 1997 pubblica L’ULTIMA NOTTE E ALTRI RACCONTI con Tommaso Marotta Editore; nel 2000 LA SCELTA con le Edizioni Tracce di Pescara. Nel 1999 la rivista letteraria L’IMMAGINAZIONE pubblica il suo racconto BARTLEBY LO SCRIVANO… EPILOGO, rivisitazione del famoso racconto di H. Melville. Dal 2002 al 2009 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi tra cui uno presso la sezione femminile dell’IPM di Nisida, esperienza che racconta nel libro LE MIE RAGAZZE – RAGAZZE ROM SCRIVONO edito nel 2019. Tra il 2017 e il 2020 ha ristampato L’ULTIMA NOTTE e pubblicato SIGNATURE RERUM (il sussurro della sibilla), RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PRADISO IN TERRA e la raccolta di racconto L’UOMO CHE REALIZZAVA I SOGNI. Nel 2020 ha pubblicato con le edizioni Helicon il romanzo IL RAGAZZO CHE DANZÒCON IL MARE. Ha collaborato e collabora con diverse associazioni culturali (Magaris; Lux in fabula), con riviste cartacee e digitali tra cui IL BOLLETTINO FLEGREO, NAPOLI PIÙ, MEMO, GIORNALE WOLF, COMUNICARE SENZA FRONTIERE, QUICAMPIFLEGREI.IT. Nel 2005 ha aperto il blog LA VOCE DI KAYFA e nel 2017 LA VOCE DI KAYFA 2.0. Dal 2019 ha attivato il sito www.vincenzogiarritiello.it. Per la sua attività di scrittore e poeta in vernacolo ha ricevuto riconoscimenti letterari.
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