Nell’attesa che l’emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare – si spera – alla vita di sempre, con un gruppo di amici abbiamo creato una chat di gruppo dove ci ritroviamo due volte a settimana per discutere sugli argomenti più svariati: oggi la discussione verteva sulla pazienza. Di seguito le mie considerazioni sul tema.

Tra le migliaia di vocaboli della lingua italiana, ritengo che pochi come pazienza contemplino un forte significato terapeutico e fideistico. Del resto, non a caso l’ammalato che si sottopone alle cure mediche è detto paziente: egli deve affidarsi senza remore ai medici, seguendone alla lettera le prescrizioni perché diversamente non avrebbe alternative di guarigione. Da qui si desume che la pazienza sottintende da parte dell’individuo un atteggiamento di fiducia nella vita a prescindere, al punto che finanche le più tristi disgrazie gli appaiano come necessarie per il proprio bene, e dunque d’accettare con serenità, cosa non facile, in quanto frutto di una volontà superiore che se ne serve per pesare fino a che punto gli uomini sono capaci di sopportare stoicamente le avversità della vita, com’è il caso di Giobbe nella Bibbia.

Tralasciando le contingenze quotidiane la cui realizzazione è conseguente all’impegno profuso per ottenerle, credo che la pazienza vada attuata soprattutto nei rapporti umani perché è lì che essa troverebbe a mio modo di vedere la sua naturale ragione d’essere.

L’essere paziente impone che l’individuo sia consapevole che ogni uomo è un universo a se stante regolato da leggi proprie, spesso confliggenti con quelle altrui ma con le quali devono integrarsi per il bene comune. Tali leggi trarrebbero origine dal substrato culturale ed educativo a cui l’individuo sottostette durante l’infanzia; alle esperienze e alle conseguenti gioie e traumi interiori che ne caratterizzarono la prima parte della vita, condizionandone poi l’intero cammino esistenziale.

Da ciò scaturisce il motivo per cui ognuno intende e vede le cose in maniera diversa dagli altri, vivendole secondo il proprio personale paradigma. Per cui, ci piaccia o meno, gli altrui atteggiamenti che ci infastidiscono, finanche quelli più ostili, nevrotici, criminali vanno compresi perché se ci trovassimo a doverci confrontare con essi sarebbe comunque segno che, seppure indirettamente, ci appartengono. E quindi vanno sopportati con serenità non potendovi sfuggire.

La pazienza, a mio modo di vedere, è il farmaco indispensabile di cui ci dobbiamo dotare per affrontare momenti come quello che stiamo attualmente vivendo dove forte è l’impulso a rompere l’isolamento impostoci dalle istituzioni e tornare a vivere liberamente come facevamo fino a ieri. Eppure con pazienza sottostiamo alle restrizioni per non influire in maniera negativa sulla salute di noi stessi e dell’intera comunità per non vanificare gli sforzi di arginare il contagio.

La composizione di questo elisir non richiede mescolanze di particolari sostanze, bensì è il connubio tra comprensione e intelligenza. Un mix che, se ben dosato, infonde all’individuo quel senso di pace interiore in grado di fargli affrontare con la dovuta serenità gli eventi, dotandolo del giusto equilibrio interiore per confrontarsi con il mondo.

Intelligenza e comprensione non si trovano in commercio, ma appartengono al carattere dell’individuo, in particolare alle esperienze pregresse dell’infanzia. Del resto non è un caso se troviamo propensione alla pazienza molto più in quanti nacquero e vissero in ambienti familiari sereni dove gli affetti erano il collante che univa i membri della famiglia anziché in chi crebbe in un ambiente dilaniato da continui litigi tra i coniugi, dove l’armonia familiare era una chimera, le urla di rabbia e di disperazione una triste costante.

Tuttavia non essendo la pazienza imprescindibile dal carattere, la si può acquisire lavorando su stessi, premesso che si abbia la capacità e la forza di auto-analizzarsi individuando quegli aspetti di se stessi che vanno smussati per meglio rapportarsi con gli altri; che le diversità caratteriali e culturali tra gli individui sono talmente tante per cui alla base del quieto vivere vige il compromesso dove la pazienza fa da contraltare in modo che i rapporti tra le persone non si frantumino.

Quando raggiungeremo tale consapevolezza, probabilmente la pazienza sorgerà da noi come linfa vitale, irrorando la nostra esistenza rendendoci disponili e transigenti con gli altri anche quando si dimostrassero non meritevoli della nostra stima e considerazione.

Non dimenticando però che essere pazienti e comprensivi non vuol dire rendersi succubi degli altri, bensì vivere rapportandoci a loro con la consapevolezza che le diversità vanno sì comprese e accettate, ma non certo condivise se ritenessimo che ci conducessero in un vicolo cieco o, peggio, sull’orlo del precipizio.

La pazienza ci consente di interagire in maniera disponibile e serena con le persone e con la vita in generale, ma non ci autorizza a soccombere sottomettendoci agli altri rischiando di perdere la nostra identità: essere pazienti sì, masochisti e fessi no!

2 thoughts on “OGGI PARLIAMO DI PAZIENZA”

  1. Si è vero. Sono vere anche le conclusioni. Tuttavia lavorare su se stessi significa analizzare anche gli aspetti peggiori delle persone che conosciamo e ricercarle dentro se stessi. In questo è la più grande operazione di alchimia trasformativa delle proprie parti ombra. Diciamo che riuscirci significa illuminarsi. Io per il momento mi limito a allontanare chi approfitta della mia bontà e il lavoro che faccio è perdonarli ma a distanza. Come hai concluso tu Buon si ma, fess no. O

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *