OGGI PARLIAMO DI CREATIVITÀ

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Nell’attesa che l’emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare – si spera – alla vita di sempre, con un gruppo di amici ci ritroviamo in chat due volte a settimana per discutere di argomenti vari: ieri la discussione verteva sulla creatività. Di seguito le mie considerazioni sul tema. 

Quando si parla di creatività mi in mente i termini biblici CREAZIONE e CREATO e, in senso generale, ARTE. Questo perché identifico nella creatività quella spinta interiore che proietta ogni artista a esprimere le proprie idee e i bisogni attraverso l’opera artistica, realizzando così se stesso.

Dunque qualunque forma di creatività rappresenterebbe la voce dell’anima dell’artista, esprimibile in svariati aspetti essendo molteplici le forme di arte: si va dalla pittura alla scultura, alla scrittura, alla musica, alla danza etc.

Potremmo estendere il ragionamento all’uomo comune e affermare che qualunque azione egli compia, anche la più banale, è a tutti gli effetti un atto creativo in quanto rappresenta la concretizzazione del suo pensiero attraverso il gesto fisico.

Di conseguenza se analizzando ogni opera d’arte possiamo cogliere lo stato d’animo dell’artista e i sentimenti che nutriva quando dette voce al proprio estro creativo, altrettanto potremmo intuire lo stato d’animo di un qualsiasi individuo osservandone la gestualità.

Come ho già detto il vocabolo creatività mi porta alla mente la creazione dell’universo. In particolare quel misterioso principio creativo comunemente chiamato Dio che avrebbe dato origine al Cosmo e che sarebbe insito in tutte le creature viventi, inclusi vegetali e animali, identificato come anima, che li spingerebbe a realizzare opere di una bellezza e complessità straordinaria; spesso sorprendendoci di quanto riusciamo realizzare e a stupirci con ammirazione per la bellezza e le complessità di un fiore, di una pianta, di una diga edificata dai castori, di una tela di ragno, della perfetta organizzazione sociale delle api e delle formiche, chiedendoci se tutto ciò non fosse la tacita ammissione dell’intelligenza universale riflessa nella natura.

Se ci guardassimo intorno con occhio vigile ci renderemmo conto d’essere immersi in un oceano di creatività. Noi stessi siamo opera di un gesto creativo frutto dell’unione di due esseri desiderosi di compenetrarsi l’uno nell’altra per dimostrarsi reciprocamente quanto si piacessero, desiderassero e amassero.

In apparenza l’atto sessuale è il gesto creativo più banale perché attraverso esso si propaga e rinnova la vita in ogni sua forma, vegetale e animale. Eppure definirlo gesto banale è offensivo in quanto non vi è nulla di più complesso e misterioso della vita stessa e di tutto quanto la riguarda.

L’irrefrenabile impulso conosciuto come eccitazione che ci coglie quando ci troviamo al cospetto di una persona chi ci piace, spingendoci a desiderarla, alimentando il bisogno di unirci a lei per sentirci un tutt’uno è il più ancestrale degli impulsi creativi in quanto l’atto sessuale è l’unico veicolo per la riproduzione della vita.

Il figlio che nasce dall’unione tra maschio e femmina è un’opera d’arte allo stato grezzo. Sta ai genitori plasmarlo mediante l’educazione affinché diventi un buon uomo o una brava donna: al pari di uno scultore che smussa la statua a cui sta dando vita, raffinandola con martello e scalpello finché diventi come desidera; o un pittore che ritocca il quadro che sta dipingendo fino a che non lo riterrà quasi perfetto; o uno scrittore che rivede il romanzo a cui sta lavorando, limandolo a più non posso per renderlo essenziale e comprensibile.

Parlando del quadro, ma ovviamente il discorso vale per tutte le arti, ho scritto quasi perfetto perché nessun artista riterrà la propria creazione perfetta in quanto è consapevole che essa è perfettibile, ovvero migliorabile e quindi, dopo averla completata, ogni volta che la rivedrà, vi troverà sempre qualche miglioria da apportarvi per renderla sempre più perfetta.

Tra i tanti artisti la cui opera ha rasentato la perfezione mi piace citare Michelangelo che, dopo aver terminato il suo Mosè, guardandolo gli chiese “perché non parli?”. Questa frase testimonia quanto l’artista si sentisse Dio.

La vita non smetterà mai di propagarsi nell’universo, anche se sarà alternata da fasi di stasi, in quanto è origine di un impulso creativo la cui fonte tenderà a operare all’infinito affinché il creato sia in costante rinnovamento, originando mondi nuovi e decretando la fine dei vecchi.

In questo modo tale principio non solo assicura il perpetrarsi della vita per l’eternità, ma assicura la propria immortalità attraverso l’eternizzazione della propria creazione. Per cui il sostantivo creatività risulta associato non solo alla realizzazione artistica ma anche all’immortalità dell’artista che tramite il compimento dell’opera, oltre dare voce al proprio Io, sconfigge la paura della morte perché la realizzazione artistica alimenta in lui l’illusione d’immortalità.

Se i figli garantiscono il perpetuarsi delle stirpi e, riflettendosi in loro, i genitori coltivano l’illusione di continuare a vivere anche quando non ci saranno più, l’artista appaga il proprio bisogno di immortalità attraverso le proprie creazioni.

L’impulso sessuale non è solo lo strumento per la propagazione della vita ma anche il riflesso del conflitto eros/thanatos, vita/morte. Sublimandolo – convertendo le energie sessuali alimentate dall’eccitazione all’interno di se stesso anziché verso l’esterno come accade comunemente – per la realizzazione artistica, l’artista incarna il duplice ruolo di creatura/creatore.

Creando l’uomo non solo appaga la propria creatività ma sconfigge la paura della morte perché è come se raggiungesse l’immortalità, prerogativa di ogni creatore che si eternizza attraverso le proprie creazioni.

Concludendo potremmo affermare che la creatività rappresenta il momento in cui l’uomo si riappropria della propria condizione divina – nella Bibbia è scritto che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, per cui, se davvero così fosse, dovremmo racchiuderne tutte le caratteristiche, incluse l’immortalità -; l’attimo in cui riesce a essere se stesso, a dare voce al proprio io, a far sì che la relatività umana venga soppiantata dall’assolutismo creativo insito in ogni essere vivente esprimentesi nell’impulso sessuale che è l’unico veicolo mediante il quale la vita possa propagarsi e l’impulso che spinge l’artista a creare (per quest’ultimo caso si rammentino gli eroici furori di bruniana memoria).

In sintesi ritengo che la creatività sia l’affermazione dello stato divino dell’uomo, il suo passaporto per un’illusoria immortalità!

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2 thoughts on “OGGI PARLIAMO DI CREATIVITÀ

  1. E cos’è l’immortalità, se non la capacità di restare nel ricordo di coloro che verranno dopo. I cosiddetti posteri. Lo esprime così bene Milan Kundera nel suo meraviglioso libro L’immortalità. “Tutti abbiamo una immortalità. Chi ha una piccola immortalità nel senso che per ciò che ha compiuto nella sua vita resterà solo nel ricordo della sua famiglia e cerca ristretta amicale e chi invece per aver fatto qualcosa di bello e importante avrà una grande immortalità. Michelangelo per esempio è uno di questi. Ma anche Goethe o Escher o Bach o Mozart o Modigliani o Lloyd Wrigth… Sono immortali perché hanno creato delle opere bellissime e le hanno donate alla comunità. Credo che sia questo gesto a attribuire ‘grazia’ alla loro creatività. Per questo motivo loro continuano a vivere con noi e attraverso di noi.

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