PAOLA DE MICHELI E QUELLO 0,1% DI CONTAGI CHE NON GIUSTIFICA IL CAOS TRASPORTI

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In origine a essere marchiati come untori furono i runner: anche se corressero a tarda da sera o al mattino presto, da soli o in gruppetti distanziati di due metri l’uno dall’altro, c’era chi, nascosto dietro ai vetri delle case, non appena ne vedeva qualcuno, subito lo riprendeva con lo smart phone e ne diffondeva le immagini sui social mettendolo alla gogna pubblica. Poi correva a telefonare alle forze dell’ordine per denunciarlo, attendendone pazientemente l’arrivo da dietro ai vetri per assistere al fermo.

Dopo i runner, a macchiarsi del marchio di untori toccò a palestre, piscine e tutti quei luoghi dove si svolgevano le attività sportive. Poi fu la volta di ristoranti, bar, pub, discoteche e quei locali dove la gente si ritrovava per trascorrere un momento di aggregazione, bevendo o mangiando tra amici.

Infine fu la volta di musei, cinema, teatri, biblioteche, scuole di ogni ordine e grado e di tutte le attività commerciali, lasciando aperte solo quelle che vendevano beni di prima necessità, impedendo alle persone di uscire di casa, se non in casi di comprovata necessità.

Tutti accettarono, seppure a muso duro, le restrizioni perché consapevoli che quello era l’unico modo per arginare il contagio.

Per non penalizzare chi andava a lavoro o era costretto a doversi spostare per forza maggiore, si lasciarono in essere i mezzi pubblici, riducendone drasticamente la capienza, senza però preoccuparsi di aumentarne le corse tanto, con l’esiguo numero di gente in strada, quelli in circolazione bastavano e avanzavano.

Tuttavia più di un cittadino con un minimo di raziocinio si domandava cosa sarebbe accaduto a settembre alla riapertura delle scuole e di tutte le attività? Come si sarebbe evitato il diffondersi del virus mediante i trasporti, se non si fosse provveduto a aumentarne le corse o il parco macchine in dotazione alle aziende?

A quella domanda non vi fu risposta!

Dopo un’estate in cui si consentì alla gente di tornare e vivere come se nulla fosse, obbligandola, ma nemmeno troppo, a utilizzare la mascherina per strada, senza però preoccuparsi di evitare gli assembramenti in discoteche e altri luoghi di divertimento, mettendo a disposizione dei bonus vacanze per incentivarla a trascorrere le vacanze nel proprio paese al fine di risollevare la crisi economica del settore alberghiero, ecco che a fine agosto scoppia la bomba dei contagi e tutti candidamente a chiedersi come fosse possibile!?

Ma il bello si ebbe quando a settembre, con la riapertura delle scuole, si scoprì l’uovo di Colombo, ovvero che a nulla servivano tutte le misure che si stavano studiando per arginare nuovamente il contagio se poi, quando dovevano prendere un mezzo pubblico, i viaggiatori erano costretti ad attendere sulle pensiline e a viaggiare ammassati l’uno sull’altro, seppure muniti di mascherina!

In tutti quei mesi, prima di lock down e poi di riapertura estiva all’acqua di rosa, malgrado qualche luniminare avveduto mettesse in guardia dal rischio di contagio che tali aperture potevano provocare, nessuno ebbe la lungimiranza di premurarsi di risolvere il problema dei trasporti pubblici al fine di evitare il peggio alla riapertura settembrina.

Oggi che non ci sono più soggetti da macchiare col marchio dell’untore, ecco che finalmente, seppure troppo tardi, ci si rende conto che uno dei luoghi a massimo rischio di contagio sono i mezzi pubblici, checché ne dica il Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli per il quale il tasso di contagio su mezzi pubblici e dello 0,1%.

Con tutto il rispetto per la signora Ministro, questa sua dichiarazione lascia basiti. Forse sarebbe il caso che si facesse un giro non solo negli stazionamenti, ma si ponesse in incognito su una fermata ad attendere un bus, una metro o un tram. Solo allora si renderebbe conto di quanto poco reale sia quello 0,1% da lei tanto enfatizzato.

La gente nei mezzi pubblici, soprattutto a Milano, Napoli e Roma viaggia accalcata l’una sull’altra come bestie –  a testimoniarlo ci sono i tanti filmati amatoriali e non diffusi quotidianamente in rete da chi è costretto a doversi spostare per forza con i mezzi pubblici.

Se per il Ministro il tasso di percentuale dello 0,1% giustificherebbe il finora mancato incremento di corse dei trasporti nelle città, non si capisce perché allora in Campania, dove il tasso di contagio nelle scuole è dello 0,08%, il Presidente De Luca abbia sospeso le attività per poi successivamente autorizzare quelle dei nidi e degli asili e anche delle elementare a partire da lunedì 26 ottobre. Luoghi dove i bambini sono rigorosamente accompagnati dai genitori, non certo viaggiano da soli in pulmini o mezzi sovraffollati e, se andassero a piedi, difficilmente creerebbero assembramenti all’ingresso e all’uscita della scuola.

La crisi del trasporto pubblico nel nostro paese è annosa. Se la si nega anche in una situazione di emergenza come quella che stiamo attualmente vivendo, da questo macello quando ne usciremo?

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