21 DI NOI, LA MOSTRA DI SPAZIO TANGRAM DA ARTGARAGE

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Di seguito la mia intervista a Matteo Anatrella pubblicata su QuiCampiFlegrei.it

Sabato 17 ottobre presso l’ARTGARAGE di Pozzuoli, per la rassegna fotografica FOTOARTEinGARAGE curata da Gianni Biccari, si è inaugurata la mostra fotografica “21 DI NOI” di Spazio Tangram coordinata da Matteo Anatrella. La mostra si protrarrò fino a venerdì 30 ottobre e sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 15,30 alle 21,00

Per l’occasione abbiamo posto alcune domande a Matteo Anatrella curatore del progetto affiancato da Luigi Rossi e Riccardo Petrone.

Matteo ci parli del progetto che come Spazio Tangram presentate all’artgarage?

Alla base dell’idea c’è l’inclusione come messaggio sostanziale e poi l’identificazione attraverso la fotografia. Il fatto di essere riusciti non solo a fotografare ragazzi affetti da sindrome di down, ma soprattutto munirli di una macchina fotografica in modo che a loro volta fotografassero era il vero obiettivo cui miravamo, al di là della qualità dell’immagine che ne sarebbe scaturita. Perché ciò avvenisse abbiamo utilizzato un format univoco per tutte le realizzazioni, ottenuto con una sola ottica e una sola tipologia di esposizione. Tutto ciò finalizzato all’esposizione del racconto e alle suggestioni che sono state vissute durante questi cinque incontri con i ragazzi. Ci auguriamo che tutto ciò arrivi a quanti guarderanno le foto. Non ci siamo preoccupati di esporre qualcosa per cui gli altri, nell’osservarla, potessero dire “come siete stati bravi!”. Volutamente abbiamo tolto il pregio al valore fotografico, cercando di mettere l’accento sul valore inclusivo che può avere la fotografia.

A proposito del valore inclusivo cui ti riferisci, avete concesso ai ragazzi l’opportunità di fotografarvi a loro volta…

Sì. Come dicevo ogni soggetto da noi ritratto, a sua volta ha realizzato un proprio turno di fotografia. Per fare questo ci siamo serviti della mia Canon e i ragazzi hanno realizzato i nostri ritratti nelle stesse condizioni in cui noi precedentemente avevamo realizzato i loro.

Da quel che mi dici mi verrebbe da pensare che tu sia impegnato nel sociale!?

No, non è così. Se lo dicessi, mi arrogherei di un ruolo che non mi appartiene. Però penso che il fotografa debba sempre avere entrambi gli occhi aperti. Mi spiego: oltre a quello che vede attraverso l’obiettivo fotografico, deve riuscire a leggere, a essere sensibile e a percepire il mondo che lo circonda al di là di ciò che sta fotografando. Ci è stata concessa l’opportunità di fare qualcosa che superasse il semplice valore fotografico. Quindi con il supporto di Luigi Rossi e Riccardo Petrone, i quali già erano a contatto con questa associazione, è nata l’idea di coinvolgere i ragazzi che ne fanno parte vivendo un’esperienza che, ripeto, andasse al di là della fotografia, ma che avesse un valore inclusivo. Il messaggio che vogliamo dare attraverso questa nostra esperienza è che la fotografia può creare un mondo con sempre meno barriere.

È un discorso che dovrebbe riguardare l’arte in generale…

Così dovrebbe essere, anche se, a mio avviso, negli ultimi tempi l’arte strizza di più l’occhio a ciò che si può vendere che non a ciò che possiede un valore umano. Se andiamo indietro nel tempo, qualche purista legato all’arte gettava una luce nel buio per dare voce a chi voce non aveva nella società: in linea di massima ogni artista dovrebbe sentirsi sulle spalle la responsabilità di dire qualcosa a nome di tutti.

Il titolo della mostra 21 DI NOI si riferisce ai ventuno fotografi che vi prendono parte?

Non solo. Il numero ventuno si riferisce al cromosoma ventuno da cui ha origine la sindrome di down!

È la prima volta che presentate questa mostra?

No, l’abbiamo già presentata a Magazzini Fotografici grazie all’interessamento di Yvonne De Rosa.

Dopo l’esposizione all’ArtGarage, avete in programma di presentarla in qualche altra sede?

Adire il vero già avevamo fissato altre date che purtroppo, causa covid, sono prima slittate e poi completamente saltate: per maggio dei monumenti avremmo dovuto esporre in una chiesa sconsacrata a Napoli centro, e poi c’erano altre cose in programma. Abbiamo avuto contatto con l’attore Paolo Ruffini che è molto sensibile all’argomento: al di là del film che ha realizzato sull’argomento – La Sindrome di Up -, essendo impegnato a riguardo nel sociale, ci aveva promesso supporto e spazio presso strutture a lui care. Come tutto quello che si fa, anche per quanto ci riguarda è un continuo work in progress.

Come nasce Spazio Tangram?

Spazio Tangram nasce da un’idea di Michele Del Vecchio: è un luogo di aggregazione artistica improntato sulla fotografia. Dalle prime mostre e incontri si sono lentamente sviluppate tutta una serie di attività e corsi. Michele porta avanti l’attività da più di dieci anni. Io faccio lezione di fotografia di ritratto da circa tre anni.

Matteo ci rivediamo tra quindici giorni per raccontare la tua mostra.

Ti aspetto!

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