IL PESCATORE DI SOGNI

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Nell’attesa che l’emergenza sanitaria passi e potremo finalmente tornare – si spera – alla vita di sempre, con un gruppo di amici ci ritroviamo periodicamente in chat per discutere di argomenti vari: oggi la discussione verteva sul SOGNO. Di seguito un mio racconto inedito in cui affronto il tema.

Da quando era andato in pensione, tutte le sere caricava in auto l’occorrente per la pesca e raggiungeva la spiaggia nell’attimo cui il crepuscolo all’orizzonte si infiammava di arancio nell’estremo saluto alla vita.

Quando arrivava sul litorale, sceso in spiaggia, sistemava la sediolina a ridosso della riva, impugnava la canna da pesca, si sedeva e pescava tutta la notte. Terminava allorché i primi riverberi dell’aurora rischiaravano le tenebre.

Quando rientrava a casa, mentre attraversava l’atrio del palazzo in cui abitava, ad accoglierlo trovava sempre il portinaio che gli si avvicinava con aria sardonica; sbirciava nel secchio vuoto e sussurrava: “Anche oggi niente, eh?”

“Come niente? Non vede quanti ittico-oniricos ho pescato questa notte?” rispondeva puntualmente, levando il secchio colmo d’acqua in modo che l’uomo vi guardasse dentro.

Convinto che il pensionato avesse perso qualche rotella, il portinaio l’assecondava, dicendo:

“Come no, se non fa attenzione, mi imbratta il pavimento di pesci!”

Quella scena andò avanti fino a che il pensionato non trapassò.

Il giorno del funerale, il mesto corteo che partì dal palazzo era composto da poche persone. Tuttavia, man mano che attraversava il paese, uno dopo l’altro i cittadini vi si accodavano, seppure non sapessero chi fosse il defunto e, soprattutto, perché lo facessero. Era come se una calamita li attraesse a sé imponendogli di accompagnare il feretro nell’ultimo viaggio.

Era tanta la gente assiepata in chiesa che il prete fu costretto a celebrare messa all’esterno sul sagrato per consentire a tutti di assistervi.

Mentre il sacerdote celebrava il triste rito, un sommesso vocio si levava tra la folla:

“Chi era il defunto?”

“Boh?”

Nessuno sapeva a chi stava onorando eppure ognuno avevo sentito l’indomita impulso di trovarsi lì in quel momento.

Quando la sera i presenti al funerale andarono a letto, i loro sogni furono talmente vivi che, al risveglio, ognuno si domandò se avesse sognato o avesse vissuto davvero lo splendido momento che ne aveva allietato il sonno.

Da quel momento e per i giorni a venire, non vi fu una sola notte che uno solo di loro non facesse un dolce sogno. La cosa più stupefacente fu che a distanza di qualche giorno, il sogno si realizzava davvero arrecando felicità e benessere a tutti.

Anche il portinaio fece tanti bei sogni che, uno dopo l’altro, si concretizzarono rendendolo felice come mai.

Dal giorno della morte del pensionato, nel suo appartamento non era entrato nessuno. Spinto dalla curiosità, una mattina il portinaio decise di entrarvi per vedere cosa si celasse dietro a una porta che il pensionato teneva rigorosamente chiusa, impendendo a chiunque di entrarvi. Prese la chiave dell’appartamento dalla bacheca dove teneva le copie delle chiavi ed entrò in casa. Nonostante le imposte fossero serrate e l’interruttore elettrico staccato, la casa brillava in maniera strana. Dal fondo del corridoio un intenso fascio di luce filtrava da sotto la porta di una stanza chiusa.

Tremando l’uomo si avvicinò all’uscio: era chiuso a chiave. Lo forzò e lo aprì. Al centro della stanza completamente disadorna vi era un’enorme vasca dal cui interno si levava una di fontana di luce. Il portinaio vi si avvicinò lentamente per guardarvi dentro: un’infinità di piccoli pesci dai volti dalle sembianze umane che ricalcavano quelli dei singoli abitanti del paese nuotavano allegramente nel bacino. Incredulo il portinaio accostò la mano all’acqua per smuoverne la superfice.

Mentre l’agitava, distinse un pesce il cui viso era il ritratto del suo. Lo afferrò, in quell’attimo il pesce si dileguò e con esso i suoi sogni per sempre.

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