NATALE 2020 TRA MASCHERINE, TAMPONI, VACCINI, SPERANZE E BRUTTE SENSAZIONI

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Natale 2019 fu il mio primo natale da disoccupato, speranza e disperazione camminavano a braccetto. Spesso la seconda sopravanzava la prima che, pur a fatica, riusciva a ripristinare gli equilibri riponendosi al suo fianco. A volte addirittura sopravanzandola, soprattutto quando sembrava palesarsi all’orizzonte un’opportunità di lavoro.

All’epoca di covid si parlava con contenuta preoccupazione per via delle notizie che giungevano dalla Cina dove l’epidemia era esplosa mietendo vite umane, ma in occidente sembrava non ve ne fosse traccia. Ascoltando i vari “esperti” che attraverso i media esprimevano le proprie opinioni sulla diffusione del virus, tranquillizzando spettatori e lettori sull’impossibilità che l’infezione potesse diffondersi anche in Italia, la mente era protesa a pianificare il futuro ricco di speranze ma povero di realtà.

Oltre al lavoro avevo in progetto la pubblicazione del mio primo romanzo e, poco prima di Natale, quell’eventualità si realizzò grazie alle Edizioni Helicon cui piacque il manoscritto che avevo loro inviato, dicendosi disponibili a pubblicarlo. Un bel regalo di Natale. Ma soprattutto una bella botta di adrenalina vista la sfiducia che alimentava le mie giornate.

Sulla scia di quell’entusiasmo, approfittando che il mio primogenito si era trasferito a Milano per motivi di studio, esortandomi a raggiungerlo perché “qui potresti trovare lavoro”, presi la palla in balzo e decisi di recarmi per qualche giorno nel capoluogo lombardo. Feci anche il biglietto – sarei partito a fine febbraio -, ma l’improvviso scoppio dell’epidemia nel nostro paese mi costrinse a rinviare tutto a data da destinarsi.

Da allora, come un po’ per tutti gli italiani, è per me iniziata una vita sospesa dove è impossibile fare alcun programma in quanto l’infezione, che nel frattempo si è estesa all’intero pianeta, non consente alcuna pianificazione per il futuro né a breve né a lunga scadenza. Soprattutto per chi come me è costretto a rifarsi una vita lavorativa sulla soglia dei sessant’anni e quindi di tempo a disposizione per risorgere ne ha sempre meno.

Il natale che festeggeremo tra otto giorni sarà sicuramente un natale sobrio, all’insegna della famiglia. Ma non come l’abbiamo intesa fino allo scorso anno, dove con tale termine identificavamo non solo il nostro esclusivo nucleo familiare bensì genitori, nonni, fratelli, sorelle, cugini, zii, nipoti in alcuni casi anche di terzo/quarto grado.

Quest’anno il natale e l’atmosfera che lo precede dovrebbero alimentare la riflessione interiore, obbligandoci a meditare su quanto sta avvenendo e sui valoro reali della vita, inducendoci a domandarci se è meglio morire di covid o di fame – stando a qualche dichiarazione pubblica di eminenti personaggi dell’imprenditoria nazionale, sembra vi sia chi preferisca convivere con il virus, facendo finta che non esista, anteponendo gli affari alla sobrietà e ai sacrifici necessari per arginarne la diffusione, fottendosene dei morti.

Personalmente questo natale sarà di transizione, essendo la mente già proiettata a quello del prossimo anno perché solo allora dovrebbe tornare la cosiddetta normalità. Quello che ci apprestiamo a “festeggiare” sarà il primo e, speriamo, anche l’ultimo dove lo spirito religioso sopravanzerà quello consumistico, soprattutto a causa della crisi economica derivante dalla lotta all’epidemia.

Dico questo non perché non riconosca lo Spirito ecumenico del natale, bensì perché l’uomo fa speculazioni esistenziali solo quando si trova al cospetto dei guai. Per cui auguriamoci che negli anni a venire torneremo a preoccuparci di cosa dobbiamo regalare a tizio e caio, con chi dobbiamo passare la vigilia di Natale, dove trascorrere l’ultimo dell’anno anziché angosciarci chiedendoci cosa ne sarà di noi domani.  

Siamo franchi, lo sappiamo tutti che non appena il covid sarà solo un brutto ricordo, ci dimenticheremo delle paure e delle sofferenze seminate dal virus, tornando, chi lo può, alla vita di sempre dove le contingenze materiali soffocheranno le riflessioni filosofiche.

Il natale che sta arrivando porterà pochi doni sotto l’albero, ma l’assoluta certezza che l’essere umano nemmeno davanti alla tragedia tiene a freno il proprio egoismo ed egocentrismo; che nemmeno la morte smuove dalle proprie astruse convinzioni  individui la cui fantasia fa invidia a quella di uno scrittore, per i quali il virus è solo un invenzione dei poteri forti al fine di sottomettere il mondo intero al proprio volere, e quindi bisogna ribellarsi alle regole di prevenzione, anche se così facendo mettiamo seriamente a rischio la nostra salute, quella dei nostri cari e di tutti gli altri.

Stupisce, ma fino a un certo punto, che tra costoro ci siano anche politici che non si fanno scrupoli di strumentalizzare per meri fini propagandistici perfino il virus; in alcuni casi giungendo a loro volta a negarne o sminuirne l’esistenza, accrescendo la confusione tra la gente già stordita dalle diverse opinioni degli scienziati che dicono l’uno il contrario dell’altro, dando a intendere che i primi a non capirci una mazza o poco meno sono loro.

Il natale in arrivo sarò un natale diverso, è inutile negarlo. Ma solo per chi ha il problema di mettere il piatto a tavola perché il virus anziché minarne la salute fisica ne ha minato quella sociale.

Per altri il virus potrebbe risolversi in un cinico pretesto speculativo per chiudere le attività commerciali o ridurre il personale, facendo spallucce trincerandosi dietro la crisi prodotta dall’epidemia. Perché, siamo onesti, per quanto la crisi economica esista – negarlo sarebbe da folli -, c’è la sensazione che qualcuno ci stia marciando per avere ristori dallo stato o per altri loschi fini.

Speriamo sia solo una sensazione…

Buon natale!

About Post Author

vincenzo giarritiello

Nato a Napoli nel 1964, Vincenzo Giarritiello fin da ragazzo coltiva la passione per la scrittura. Nel 1997 pubblica L’ULTIMA NOTTE E ALTRI RACCONTI con Tommaso Marotta Editore; nel 2000 LA SCELTA con le Edizioni Tracce di Pescara. Nel 1999 la rivista letteraria L’IMMAGINAZIONE pubblica il suo racconto BARTLEBY LO SCRIVANO… EPILOGO, rivisitazione del famoso racconto di H. Melville. Dal 2002 al 2009 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi tra cui uno presso la sezione femminile dell’IPM di Nisida, esperienza che racconta nel libro LE MIE RAGAZZE – RAGAZZE ROM SCRIVONO edito nel 2019. Tra il 2017 e il 2020 ha ristampato L’ULTIMA NOTTE e pubblicato SIGNATURE RERUM (il sussurro della sibilla), RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PRADISO IN TERRA e la raccolta di racconto L’UOMO CHE REALIZZAVA I SOGNI. Nel 2020 ha pubblicato con le edizioni Helicon il romanzo IL RAGAZZO CHE DANZÒCON IL MARE. Ha collaborato e collabora con diverse associazioni culturali (Magaris; Lux in fabula), con riviste cartacee e digitali tra cui IL BOLLETTINO FLEGREO, NAPOLI PIÙ, MEMO, GIORNALE WOLF, COMUNICARE SENZA FRONTIERE, QUICAMPIFLEGREI.IT. Nel 2005 ha aperto il blog LA VOCE DI KAYFA e nel 2017 LA VOCE DI KAYFA 2.0. Dal 2019 ha attivato il sito www.vincenzogiarritiello.it. Per la sua attività di scrittore e poeta in vernacolo ha ricevuto riconoscimenti letterari.
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