Alzheimer, lo Stato dov’è? Passano gli anni e le famiglie degli ammalati sono sempre più sole.

Sul Fatto di venerdì 29 agosto Selvaggia Lucarelli, che ha avuto la madre ammalata di Alzheimer, ha intervistato Cristina Scarpetti, di 40 anni, madre di due bambine, cassiera in un supermercato, che a luglio è stata condannata in primo grado a 14 anni per aver strangolato durante una colluttazione sua madre, Paola Scatena, di 66 anni, ammalata di una grave forma di demenza senile. Dell’intervista, mi ha colpito quando, parlando delle crisi di violenza sempre più frequenti della madre, alla domanda: Da chi ti sei sentita abbandonata? Cristina ha risposto: Dallo Stato. Sono andata 14 volte all’ospedale in quei mesi, ho chiesto di ricoverare mia madre, li ho pregati, non sapevo gestirla a casa. Veniva imbottita di farmaci, la dimettevano, poi ricominciava tutto daccapo.

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MIO PADRE, L’ANTESIGNANO DEI 10.000 PASSI AL GIORNO E DEGLI ESERCIZI CON LA SEDIA

Nella prefazione alla seconda edizione de L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI, quasi alla fine, Freud scrive: […] Questo libro ha infatti per me anche un altro significato soggettivo, che mi è riuscito chiaro solo dopo averlo portato a termine. Esso mi è apparso come un brano della mia autobiografia, come la reazione alla morte di mio padre, dunque all’avvenimento più importante, alla perdita più straziante nella vita di un uomo. Dopo aver riconosciuto questo fatto, mi sono sentito incapace di cancellarne le tracce […]. La frese mi ha particolarmente scosso non fosse altro perché alla tragedia che vivemmo quando papà si ammalò di Alzheimer, su suggerimento di un amico che si interessa di psicologia, c’ho scritto un libro (UN UOMO BUONO – MIO PADRE MALATO DI ALZHEIMER). […]

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Alzheimer, una tragedia senza soluzioni con tante pecche delle istituzioni

“Quando tempo è passato dallo svolgersi di quei fatti?”. “Non meno di dodici/tredici anni” ho risposto. A quel punto ha assunto un’aria sconsolata e ha detto, “Non immagini quante storie come la tua mi vengono raccontate. E ti assicuro che, nonostante siano trascorsi tutti questi anni da quando è finito tuo padre, non è cambiato assolutamente nulla. Le vostre stesse difficoltà – i problemi con le badanti, le beghe burocratiche, la malasanità – sono rimaste le stesse. È come se il tempo si fosse fermato alla data in cui tuo padre finì!”

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