Pozzuoli ricorda Palmira Fazio Scalise, la poetessa che credeva nella cultura come libertà

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«A trentasei anni dalla scomparsa della poetessa e a tredici da quella di Roberto, i nipoti Palmira e Vittorio, entrambi figli del professore, sono impegnati, d’intesa con le istituzioni comunali di Pozzuoli, a custodire e valorizzare la memoria della loro illustre nonna. L’emergenza legata al Covid-19 ha imposto una battuta d’arresto a questo impegno. La speranza è che le iniziative possano riprendere presto, offrendo soprattutto ai giovani l’occasione di conoscere la sua opera e il valore che attribuiva alla cultura come strumento di libertà».

Così, il 18 giugno 2020, concludevo su QuiCampiFlegrei.it il mio articolo dedicato alla memoria della poetessa calabrese Palmira Fazio Scalise, che visse per quasi quarant’anni tra Quarto e Pozzuoli.

Da allora sono trascorsi più di sei anni, durante i quali Pozzuoli ha attraversato momenti difficili. Alle vicende politiche che hanno segnato la vita amministrativa della città si è aggiunta la ripresa del bradisismo, con le scosse del 20 maggio 2024 e del 31 luglio scorso, gli edifici dichiarati inagibili e il conseguente allontanamento di migliaia di persone dalle proprie abitazioni.

Di fronte a queste emergenze, i familiari della poetessa e io avevamo temuto che l’impegno avviato prima della pandemia, affinché le fosse dedicato un luogo della città, non avesse avuto seguito.

Invece, con nostra grande gioia, quel desiderio sta per realizzarsi: giovedì 22 ottobre, alle ore 11, il piazzale del parcheggio comunale di via Vecchia San Gennaro, inaugurato la scorsa estate, sarà intitolato a Palmira Fazio Scalise. Alla cerimonia saranno presenti il sindaco Luigi Manzoni, l’assessora alla Toponomastica Mariasole La Rana, i rappresentanti delle commissioni comunali competenti in materia di toponomastica e pari opportunità e gli alunni della scuola secondaria di primo grado “G. Diano”.

È un risultato che premia la tenacia dei familiari e l’impegno condiviso con quanti, in ambito comunale, hanno sostenuto la proposta. Tra loro desidero ricordare il maestro Antonio Isabettini, componente della commissione toponomastica e tra i promotori dell’iniziativa.

Per celebrare questo riconoscimento, ripropongo, riveduto e corretto, l’articolo di allora. Sono certo che Palmira e suo figlio Roberto, che per anni mi ha onorato della sua amicizia, ne sarebbero orgogliosi e felici. Con questa intitolazione, Pozzuoli rende omaggio a una poetessa che nella città e nei Campi Flegrei trovò ispirazione per i propri versi.

***

Per anni ho avuto il privilegio dell’amicizia del professor Roberto Fazio, nato a Carlopoli, in provincia di Catanzaro, nel 1933 e scomparso a Pozzuoli nel 2007. Fu il mio insegnante di educazione fisica durante il biennio al “Giordani” di via Terracina, alla fine degli anni Settanta. Anni dopo ci ritrovammo a una festa a casa sua: era il padre della fidanzata, poi divenuta moglie, di un mio carissimo amico. Da quell’incontro nacque una bella amicizia, che si consolidò nel tempo nonostante la notevole differenza d’età.

Era un piacere andarlo a trovare nella sua splendida villa al Parco Ortodonico e trascorrere qualche ora con lui, conversando di poesia e letteratura o semplicemente chiacchierando del più e del meno, davanti a un bicchierino di whisky o di tequila.

Mi accoglieva alla porta con l’immancabile sorriso, poi mi accompagnava nell’ampio ed elegante studio. Le pareti erano tappezzate di diplomi su pergamena che attestavano i riconoscimenti ricevuti dalla madre, la poetessa Palmira Fazio Scalise, nata a Castagna, nel Catanzarese, nel 1894 e scomparsa a Quarto nel 1984. In un angolo spiccava una fotografia autografata di D’Annunzio, con una dedica alla poetessa: in gioventù, Palmira aveva intrattenuto un breve carteggio con il Vate, che l’aveva incoraggiata a continuare a scrivere versi.

Ci accomodavamo alla scrivania e cominciavamo a parlare. Quasi sempre era lui a esordire, chiedendomi come avessi trascorso la giornata e come stessero mia moglie e i ragazzi.

Una sera mi raccontò di aver iniziato ad archiviare al computer il materiale relativo all’attività letteraria della madre. Voleva digitalizzare le fotografie, i documenti dell’epoca, gli articoli di giornale e tutte le sue opere pubblicate. Desiderava che ne restasse memoria anche al di fuori della cerchia di quanti avevano avuto il piacere di conoscerla, soprattutto tra i giovani, verso i quali madre e figlio nutrivano un profondo rispetto.

Il professore teneva molto a che Pozzuoli e i suoi abitanti conservassero il ricordo di quella donna che alla città flegrea aveva dedicato il poema Pozzuoli canta: vagabondaggio virgiliano. Fin da giovane, Palmira si era impegnata perché alle donne fosse riconosciuto il ruolo che meritavano nella società, tanto da essere definita una femminista ante litteram.

Questo impegno animava già la sua prima opera, dedicata al dovere delle donne durante la Prima guerra mondiale. A questo proposito, Nuccia Fratto Parrello, nel saggio Palmira Fazio Scalise “poetessa silana” e altre voci di Calabria, pubblicato da Ursini Edizioni, scrive: «Si tratta di un lungo e veemente messaggio a tutte le italiane soprattutto insegnanti, perché facciano la loro parte in un momento così grave per la Nazione».

Il riferimento alle insegnanti non è casuale: Palmira insegnò nelle scuole elementari per quarantatré anni. Il suo impegno educativo, tuttavia, proseguiva anche oltre l’orario scolastico. Roberto, il suo unico figlio, al quale dedicò Pozzuoli canta — «A Roberto / fiore del mio caldo sangue / offro il fiore del mio spirito» — mi raccontò che, quando vivevano ancora in Calabria, la madre accoglieva la sera i contadini nel salotto di casa per insegnare loro gratuitamente a leggere e a scrivere. Lo faceva dopo cena, una volta riordinata la cucina.

Al figlio, ancora piccolo, che le domandava perché lo facesse, rispondeva: «È dovere di chi ha dare a chi desidera crescere ma non ha i mezzi per farlo: la conoscenza è fonte di libertà!».

Quelle parole segnarono il percorso professionale di Roberto. Amava lavorare nei contesti sociali difficili, convinto che proprio lì un educatore dovesse svolgere il proprio servizio, aiutando il maggior numero possibile di ragazzi ad allontanarsi dalla cattiva strada.

Nel 1948 Palmira si trasferì in Campania per seguire il marito, nominato primo segretario comunale a Quarto. Con Pozzuoli, alla quale avrebbe dedicato un intero poema, instaurò un legame profondo. Tra le sue opere occupa un posto centrale Il monastero di Corazzo, in cui ripercorre la storia dell’omonimo monastero.

L’origine di questo lavoro risale all’infanzia. Nelle notti d’inverno, raccolta con i fratelli attorno al fuoco del camino, Palmira ascoltava il padre raccontare le vicende del monastero e di quanti lo avevano abitato. Da quei racconti nacque, nel tempo, il desiderio di approfondirne la storia. Affascinata da quelle memorie, intrise dei colori e dei profumi della Calabria, la poetessa apre la narrazione con uno splendido tramonto silano.

C’era un’altra frase della madre che il professore mi ripeteva spesso: «Il sole scalda solo chi si offre ai suoi raggi». La citava quando parlavamo dei laboratori di scrittura per ragazzi che all’epoca tenevo in una libreria di Pozzuoli. Mi rimproverava bonariamente perché, a suo dire, non facevo abbastanza per farli conoscere.

Il legame di Palmira con la propria terra riaffiora anche in L’ultima brigantessa, scritta in età avanzata e pubblicata nel 1970. In quest’opera la poetessa racconta le gesta di Rosangela Mazza, una brigantessa che aveva conosciuto da bambina. Scrive Fratto Parrello: «Palmira torna a quel ricordo per raccontare una storia vera, nella quale si intrecciano mesti sentimenti che si ammantano del colore del passato».

Quando rievocava la composizione di Pozzuoli canta, Roberto mi raccontava con nostalgia delle mattine in cui accompagnava la madre all’acropoli di Cuma. La lasciava lì, da sola, e tornava a prenderla nel tardo pomeriggio. Fu in quelle ore di solitudine, tra le antiche pietre, che Palmira compose il poema.

Ripensando a quelle giornate, Roberto sorrideva e mi confidava di aver sempre immaginato che la madre, in quel luogo, entrasse in una sorta di trance, riuscendo a mettersi in contatto con la Sibilla e a comporre guidata da lei.

L’intitolazione del piazzale realizza oggi il desiderio di Roberto: che Pozzuoli conservi memoria di sua madre e ne faccia conoscere l’opera alle nuove generazioni. Ripenso alle nostre conversazioni nel suo studio, all’affetto con cui mi parlava di lei e alla cura con cui ne raccoglieva gli scritti. Mi piace immaginare che avrebbe accolto questa notizia con il sorriso con cui mi apriva la porta di casa.

Le opere

La produzione letteraria di Palmira Fazio Scalise comprende Il dovere della donna nell’ora presente (1917), L’angelo della carità (novella, 1919), La figura di Cristo nelle scuole (1924), Garibaldino (commedia, 1941), Giorgio Scanderberg (commedia, 1942), Il monastero di Corazzo (1962), Tornerò (elegia, 1962), Un araldo di poesia (1964), Pozzuoli canta (1964), La gloria degli alberi, La poesia di D’Annunzio, Raccolta di liriche e L’ultima brigantessa (1970).

About Post Author

vincenzo giarritiello

Nato a Napoli nel 1964, Vincenzo Giarritiello fin da ragazzo coltiva la passione per la scrittura. Nel 1997 pubblica L’ULTIMA NOTTE E ALTRI RACCONTI con Tommaso Marotta Editore; nel 2000 LA SCELTA con le Edizioni Tracce di Pescara. Nel 1999 la rivista letteraria L’IMMAGINAZIONE pubblica il suo racconto BARTLEBY LO SCRIVANO… EPILOGO, rivisitazione del famoso racconto di H. Melville. Dal 2002 al 2009 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi tra cui uno presso la sezione femminile dell’IPM di Nisida, esperienza che racconta nel libro LE MIE RAGAZZE – RAGAZZE ROM SCRIVONO edito nel 2019. Tra il 2017 e il 2020 ha ristampato L’ULTIMA NOTTE e pubblicato SIGNATURE RERUM (il sussurro della sibilla), RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA e la raccolta di racconto L’UOMO CHE REALIZZAVA I SOGNI. Nel 2020 ha pubblicato con le edizioni Helicon il romanzo IL RAGAZZO CHE DANZÒ CON IL MARE. Nel 2021, sempre con le Edizioni Helicon, ha pubblicato il romanzo UN UOMO BUONO (mio padre malato di Alzheimer). Ha collaborato e collabora con diverse associazioni culturali (Magaris; Lux in fabula), con riviste cartacee e digitali tra cui IL BOLLETTINO FLEGREO, NAPOLI PIÙ, MEMO, GIORNALE WOLF, COMUNICARE SENZA FRONTIERE, QUICAMPIFLEGREI.IT. Nel 2005 ha aperto il blog LA VOCE DI KAYFA e nel 2017 LA VOCE DI KAYFA 2.0. Dal 2019 ha attivato il sito www.vincenzogiarritiello.it. Per la sua attività di scrittore e poeta in vernacolo ha ricevuto riconoscimenti letterari.
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