Antisemita una parola con sempre minor valore

Quella di gaza non è una guerra – guerra è quando si affrontano gli eserciti di due stati belligeranti, se quanto sta avvenendo nella striscia lo si vuole definire guerra, tacitamente si sta riconoscendo l’esistenza dello Stato palestinese – , ma una carneficina di una disumanità inimmaginabile. Che a perpetrarla sia uno Stato nato per ripagare gli ebrei di quello che avevano subito dai nazisti è paradossale

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A GAZA NETANYAHU CONSENTE L’ACCESSO AGLI INFLUENCER PER CONTARE SULL’APPOGGIO DEI DEFICIENTER

Perché sono stati scelti influencer israeliani e americani non sarebbe difficile intuirlo: Netanyahu ha interesse a non inimicarsi l’opinione pubblica israeliana e americana. Anche se poi, attraverso la rete, i messaggi degli influencer si rivolgono a un pubblico molto più vasto. I primi, gli israeliani, rappresentano il popolo che Netanyahu governa e che è sempre più arrabbiato nei suoi confronti. Forse non tanto per quanto sta facendo a Gaza in termini di sterminio di massa, ma perché così facendo mette sempre più a rischio la vita dei restanti ostaggi nelle mani da Hamas dal 7 ottobre 2023. I secondi, gli americani, rappresentano la popolazione dello Stato amico per eccellenza di Israele, gli USA, i cui coloni fondatori provenienti dall’Europa, per lo più ebrei alla ricerca della terra promessa su cui mettere radici, a loro volta sterminarono un popolo, i pellerossa, per impadronirsi delle sua terre in nome di Dio, (mi piacerebbe sapere quale Dio giustificherebbe il genocidio di Gaza), relegando i superstiti nelle riserve indiane veri e propri ghetti.

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Guerra ad Hamas: mentre nel mondo i giornali accusano apertamente Israele di genocidio, la stampa italiana – non tutta – cerca sinonimi per non irritare il governo Netanyahu

Da quel maledetto 7 ottobre 2023, giorno in cui Hamas sferrò un attacco durante il festival musicale Supernova nel deserto del Negev, nel sud di Israele, uccidendo almeno 1200 israeliani e rapendone 253 tra cui alcuni bambini, la risposta militare israeliana per stanare e distruggere hamas è stata considerata da molti governi smisurata, perfino da quello americano alleato storico di Israele.

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In nome di quale di DIo tanto sangue?

All’indomani degli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre al kibbutz Kfar Aza in cui centinaia di israeliani, per lo più giovani, persero la vita in maniera orrenda trucidati dai terroristi palestinesi – si parla addirittura di bambini decapitati – e altre centinaia vennero presi come ostaggi, la temuta reazione militare israeliana è arrivata puntuale, attirandosi addosso un mare di critiche e condanne perfino da parte del Segretario dell’ONU per le modalità e brutalità adottate.

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