
Ieri mattina, presso la libreria IOCISTO in Via Cimarosa, a Napoli, ho presentato il libro di Bruno Esposito UN’ALTRA VOLTA (ad est dell’equatore). Quella che segue è la relazione con cui ho introdotto l’evento.
“Il nettare dell’esistenza è nascosto nell’essenziale. Il resto è sabbia al vento, ovvero non serve a nulla. Ciò che è veramente importante può essere trasmesso in pochi concetti.”
Così scrive Corrado Debiasi nell’introduzione al suo romanzo “il monaco che amava i gatti”, citando Tatanji, il monaco che conobbe in un monastero alle pendici dell’Himalaya durante il suo viaggio in oriente alla ricerca di se stesso.


Mi piace riportare questa frase perché, quando la lessi, non potetti fare a meno di pensare al libro di Bruno Esposito che presentiamo oggi. Erano trascorsi pochi giorni da quando Bruno mi aveva chiesto se mi facesse piacere presentargli il libro. Ovviamente ne fui onorato perché il suo romanzo, seppure breve in termini di pagine, è ricco di sostanza come si conviene a tutte le cose che hanno veramente valore.

Proprio per questo temevo e temo, durante questo incontro, di poter dire cose inadeguate, sminuendo un’opera che merita di essere letta non solo per la lucida e fredda analisi con cui l’autore dà una spiegazione alle tante allucinazione che lo colsero durante quei drammatici momenti che ebbero inizio il 14 agosto del 2023 fino a quando non fu operato. Ma anche perché il libro impone una profonda riflessione sui rapporti umani; sul cameratismo che si instaura tra compagni di stanza, entrambi in attesa di subire un intervento chirurgico molto complesso, da cui potrebbero uscire menomati a vita o non risvegliarsi affatto; sull’umanità e l’efficienza dei medici e paramedici prima salernitani e poi napoletani, contravvenendo ai luoghi comuni secondo cui la sanità pubblica campana, e in generale quella nazionale, sarebbero poco meno che allo sfascio.

Il libro di Bruno Esposito è un cofanetto di gioie dove il valore della domanda “perché?”, riferita alle singole allucinazioni, mi porta alla mente Parsifal, uno dei Cavalieri della Tavola Rotonda, il quale vede il Graal, il Santo Calice, ma inizialmente non riesce a impossessarsene perché non pone la domanda.

Ecco, volendo sintetizzare il senso del libro di Bruno potremmo dire che è un invito a porci delle domande cui dare delle risposte al fine di cercare di penetrare il senso della vita.
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UN’ALTRA VOLTA (a est dell’equatore) di Bruno Esposito è la narrazione analitica delle allucinazioni di cui l’autore fu oggetto durante l’estate del 2023, mentre era in vacanza con la moglie in Costiera Amalfitana, a causa di un carcinoma al cervello. Il racconto di un’esperienza di cui Esposito, ingegnere elettronico che per venticinque anni ha lavorato alla Olivetti, in maniera lucida e distaccata ripercorre i momenti che vanno dagli attimi che precedettero il manifestarsi del male a quelli dell’attesa dell’intervento all’Ospedale del Mare di Napoli da parte del professor Catapano.

Come si conviene a una mente razionale di un ingegnere quale egli è, analizzando le varie allucinazioni, l’autore le classifica con il termine triplete per indicare che esse furono di tre tipi: uditive, olfattive e visive.
Esaminandole una dopo l’altra Esposito tende a dimostrare come gli elementi che le caratterizzarono quasi certamente albergassero da tempo nel proprio inconscio. In ognuna vi riconosce aspetti che hanno segnato la propria vita, a partire dall’investimento da parte di un auto che subì da ragazzino mentre era in vacanza in Cilento con la famiglia, riportando una profonda ferita al lobo destro del cranio, quella stessa zona dove, in età adulta, si andrà poi a sviluppare il male.
Secondo l’autore è come se il proprio inconscio, ricordando quanto accadde molti anni prima in quello stesso punto della testa, si ridestasse e riproponesse le drammatiche fasi dell’investimento.

In maniera analitica, senza mai cedere alle emozioni che spesso colgono l’individuo mentre ripercorre fasi critiche della propria esistenza, l’autore viviseziona ogni allucinazione nei minimi dettagli quasi non fosse la sua mente a generarle. È come se gli occhi che le osservano, a loro volta oggetto di una delle allucinazioni, fossero quelli di uno spettatore esterno. Ed è in questa fase del libro che viene alla mente L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI DI FREUD dove il padre della psicanalisi analizza i sogni dei suoi pazienti, dando l’impressione che stesse facendo un inventario di ciò che è riposto nelle loro anime.
Ma sbaglierebbe chi pensasse che il libro di Esposito è una mera cronaca delle allucinazioni che subì durante quelle drammatiche giornate. L’autore, a un certo punto, affronta un argomento che meriterebbe d’essere sviluppato in un libro a parte: la fragilità dell’individuo quale elemento di resilienza; essere consapevoli che le proprie fragilità possono essere motivo di rinascita interiore, e dunque porci sulla strada di una nuova vita, se diventassero oggetto di riflessione e non di frustrazione.

È qui che l’ingegnere lascia spazio all’uomo con le proprie fragilità e insicurezze, iniziando un interessante discorso su come un’esperienza drammatica come quella da lui vissuta, che obbliga a confrontarsi attimo per attimo con la morte, può risolversi in un pretesto di crescita interiore e di aggregazione sociale.
Nel libro l’autore non manca di elogiare il SSN e i suoi operatori. Anche in questo caso lo fa in maniera lucida e tecnica, soprattutto quando analizza la struttura architettonica dell’Ospedale del Mare che gli ricorda gli stabilimenti della Olivetti dove ha lavorato per 25 anni.

Seppure il libro è composto da non più di una sessantina di pagine, la sua sostanza è tale che molteplici sono gli spunti di riflessione che suscita la sua lettura.
Vi invito a leggere UN’ALTRA VOLTA perché è un libro vero che pone ognuno di noi davanti alla realtà di quanto fragile sia l’esistenza umana. Una realtà che, se accettata anziché ripudiata anche nei momenti più bui, potrebbe aiutarci a essere migliori; a vedere nell’altro un compagno di viaggio da sostenere e aiutare con cui condividere il proprio cammino verso l’ignoto. Non un antagonista da sopraffare per sentirci migliori.
