
Il primo spettacolo del circo Zuzzurulloni, a Raggiolo, risale a ventinove anni fa. Da allora, ogni anno, poco prima di Ferragosto, la compagnia di saltimbanchi multinazionale guidata da Hans — un tedesco dall’età ignota — allieta per una sera l’estate raggiolatta.
Personalmente, il circo Zuzzurulloni rappresenta un ricordo emozionante, legato all’infanzia dei miei figli.
Fino a quando non iniziarono a nutrire interessi diversi, in sintonia con il loro crescere adolescenziale, Lorenzo e Alessandro, durante le estati trascorse a Raggiolo, non si sono mai persi uno spettacolo del circo Zuzzurulloni.



L’ultima volta che anch’io vi ho assistito fu nel 2017. Fino a ieri non ne avevo più sentito l’esigenza. In coscienza, non saprei spiegare quale sia stato il motivo che ieri sera mi ha spinto a salire in piazza. Se proprio dovessi dare una spiegazione, direi che forse va ricercato nel bisogno recondito che ha ognuno di noi di rivivere i bei momenti della propria vita.
Il circo Zuzzurulloni, con la sua allegria, le sue acrobazie, le sue musiche, il suo casino, ha rappresentato per me — ma penso anche per tanti miei coetanei che ieri accompagnavano i propri figli e oggi si ritrovano ad accompagnare i nipoti allo spettacolo — un momento di poesia ceselimpresso a fuoco sul cuore.
La poesia del circo Zuzzurulloni non nasce soltanto dai ricordi che il suo spettacolo suscita nell’anima di chi lo segue da anni, ma anche dalla semplicità dei suoi artisti e dal loro modo di stare al mondo.



Gli artisti di strada hanno la prerogativa di infondere il buonumore negli spettatori. Forse perché la bonarietà e la loro vita semplice, che spesso include il cielo come tetto, nutrono fantasie di libertà.
Quegli uomini, quelle donne, quei ragazzi, quelle ragazze, quei bambini che ieri si alternavano allegramente in piazza, eseguendo le loro acrobazie sempre con il sorriso sulle labbra, anche quando l’esercizio presentava notevoli difficoltà, per una sera mi hanno riportato a un’epoca felice. Coinvolgevano il pubblico invitandolo a partecipare, lanciando palline da raccogliere e rilanciare, cercando di fare centro nei cappelli a cilindro poggiati sulle teste dei clown.
Forse è proprio questo il dono più grande dei ricordi: permetterci di ritrovare, anche solo per un istante, ciò che il tempo ci ha portato via.
Così come un amore impossibile, seppure condannato a finire, lascia nell’animo degli amanti ricordi indelebili nei quali rifugiarsi quando la nostalgia e le amarezze della vita si fanno più forti, allo stesso modo il circo Zuzzurulloni custodisce per me la poesia di un tempo che non può tornare.


Le sue acrobazie, le sue musiche, le sue risate sono rimaste lì, diluite negli anni: un tempo condivise con i figli, oggi rivissute attraverso gli occhi di quei miei coetanei che in piazza accompagnano i nipoti. E forse ieri sera sono salito anch’io proprio per questo: per ritrovare, anche soltanto per qualche ora, una piccola parte della felicità che il tempo si è portato via.
Raggiolo non è solo natura, pace, quiete dell’anima. Raggiolo è anche un piacevole, seppur malinconico, ritorno al passato. A un tempo che non tornerà, ma che porterò per sempre nell’anima.
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