CASO RANUCCI, QUANDO ALLE PAROLE NON SEGUONO I FATTI LA POLITICA PERDE DI CREDIBILITA’

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La notizia della multa di 150 mila euro comminata dal Garante della Privacy a Report per aver diffuso l’audio Boccia – Sangiuliano all’epoca che quest’ultimo era ministro della Cultura – è di quelle che da sole alimentano nel cittadino la convinzione che infinita è l’ipocrisia che si annida nel mondo della politica. Non fosse altro perché, giusto una settimana prima del voto in commissione di garanzia, due auto esplosero come atto intimidatorio davanti casa di Ranucci mettendo a rischio la vita del giornalista e dei suoi familiari.

All’indomani di quell’attentato l’intero mondo della politica, in maniera del tutto trasversale, espresse solidarietà al giornalista e alla redazione di REPORT. Fa niente che molti di quei politici in passato avevano querelato il giornalista e la trasmissione per servizi ritenuti lesivi della propria dignità.

A questo paradosso, che già da solo alimenta forti dubbi sulla sincerità della solidarietà espressa al giornalista, la presenza di esponenti di FDI – Galeazzo Bignami, Giovanni Donzelli e Lucio Malan – alla manifestazione organizzata il 21 ottobre dal M5S a favore del giornalista e della libertà di stampa lascia basiti, non fosse altro perché molte delle querele a REPORT vengono dal mondo della destra.

Ma anche il mondo della sinistra con REPORT non ha un rapporto idilliaco. Soprattutto quello di matrice renziana. Lo stesso Renzi ha espresso solidarietà al giornalista e dichiaratosi a favore della libertà di stampa. Peccato che querelò REPORT per il famoso video dell’autogrill, ripreso da una libera cittadina, dove il leader di IV veniva filmato mentre incontrava in una piazzola di sosta dell’autogrill lo 007 Marco Mancini.

Durante la manifestazione pro REPORT del 21 ottobre Giovanni Donzelli di FDI ha rilasciato una dichiarazione in cui, a un certo punto, dichiara “questo governo – il governo Meloni n.d.r.– è il miglior presidio alla libertà di stampa.”

Peccato che, come rivela questa mattina il Fatto, il 22 ottobre “Agostino Ghiglia, componente del Garante della Privacy”, entra nella sede di FDI, in Via della Scrofa39, per incontrare Arianna Meloni, la numero due del partito “regista delle nomine e di tutto quello che accade nel partito.”

Stando a quanto riporta il Fatto, poiché in Commissione la mozione contro REPORT si sarebbe votata per maggioranza, due voti erano certi, quelli di Salvatore Sica fratello dell’avvocato Silverio Sica che difende Sangiuliano contro REPORT, e quello di Ginevra Cerrina Feroni. Mancava un terzo voto per comminare la multa.

Pare che “fino all’ultimo, l’ex missino, ex An – Ghiglia, n.d.r. – già coordinatore piemontese di Fratelli d’Italia non era favorevole alla sanzione. Nelle ore precedenti sosteneva anzi di voler limitare il provvedimento a un ammonimento. Dopo la visita in via della Scrofa, guarda caso, Ghiglia cambia idea.”

Qui non si vuole fare dietrologia, ma la domanda nasce spontanea: perché dopo l’incontro con Arianna Meloni, Ghiglia ha cambiato idea e anche lui ha votato a favore della multa a REPORT?

Che senso ha dichiararsi favorevoli alla libertà di stampa se poi alle parole non seguono i fatti?

Per quanto riguarda la libertà di stampa il nostro paese non brilla di certo per libertà scusate il gioco di parole.

Quanto la stampa italiana, in molti casi, sia poco credibile lo dimostra ciò che è avvenuto, e tuttora sta avvenendo, nel racconto del genocidio di Gaza: giornalisti che si impuntano sul significato delle parole, negando che a Gaza è in corso un genocidio (Paolo Mieli); che mettono in dubbio che i palestinesi muoiono di fame solo perché i loro occhi non vedono persone malnutrite, forse perché hanno problemi di vista, (Mario Sechi); che auspicano che le barche della global summund flottila affondino (Mario Sechi); che sostengono che a Gaza Hamas ha allestito un set cinematografico (Incoronata Boccia, ex vicedirettrice del TG1)…

Quando alle parole, in questo caso alla solidarietà a Ranucci e a REPORT, non seguono i fatti, tipo il ritiro delle querele contro la trasmissione e il varo di una legge contro le querele temerarie, chi profferì quelle parole di solidarietà perde credibilità.

Purtroppo molti dei politici che hanno espresso solidarietà a Ranucci non hanno né ritirato la querela contro il giornalista e la sua trasmissione, né si stanno adoperando per sollecitare il varo di una legge contro le querele temerarie…

Probabilmente perché la credibilità l’hanno persa da tempo!

About Post Author

vincenzo giarritiello

Nato a Napoli nel 1964, Vincenzo Giarritiello fin da ragazzo coltiva la passione per la scrittura. Nel 1997 pubblica L’ULTIMA NOTTE E ALTRI RACCONTI con Tommaso Marotta Editore; nel 2000 LA SCELTA con le Edizioni Tracce di Pescara. Nel 1999 la rivista letteraria L’IMMAGINAZIONE pubblica il suo racconto BARTLEBY LO SCRIVANO… EPILOGO, rivisitazione del famoso racconto di H. Melville. Dal 2002 al 2009 ha coordinato laboratori di scrittura creativa per ragazzi tra cui uno presso la sezione femminile dell’IPM di Nisida, esperienza che racconta nel libro LE MIE RAGAZZE – RAGAZZE ROM SCRIVONO edito nel 2019. Tra il 2017 e il 2020 ha ristampato L’ULTIMA NOTTE e pubblicato SIGNATURE RERUM (il sussurro della sibilla), RAGGIOLO, UNO SCORCIO DI PARADISO IN TERRA e la raccolta di racconto L’UOMO CHE REALIZZAVA I SOGNI. Nel 2020 ha pubblicato con le edizioni Helicon il romanzo IL RAGAZZO CHE DANZÒ CON IL MARE. Nel 2021, sempre con le Edizioni Helicon, ha pubblicato il romanzo UN UOMO BUONO (mio padre malato di Alzheimer). Ha collaborato e collabora con diverse associazioni culturali (Magaris; Lux in fabula), con riviste cartacee e digitali tra cui IL BOLLETTINO FLEGREO, NAPOLI PIÙ, MEMO, GIORNALE WOLF, COMUNICARE SENZA FRONTIERE, QUICAMPIFLEGREI.IT. Nel 2005 ha aperto il blog LA VOCE DI KAYFA e nel 2017 LA VOCE DI KAYFA 2.0. Dal 2019 ha attivato il sito www.vincenzogiarritiello.it. Per la sua attività di scrittore e poeta in vernacolo ha ricevuto riconoscimenti letterari.
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