
Sabato 8 novembre nel suggestivo scenario della Sala dei Baroni al Maschio Angioino di Napoli si è svolta la premiazione della VI edizione del PREMIO LETTERARIO NAZIONALE PUBLIO VIRGILIO MARONE, organizzato dall’associazione DIALOGOS e da NEW MEDIA PRESS con il patrocinio dei comuni di Napoli, Pozzuoli, Quarto, Bacoli, Monte di Procida e dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei.
Avendo fatto parte della giuria non è mia intenzione narrare come si è svolta la premiazione né discutere delle varie sezioni e dei rispettivi premiati. Ma partire dall’ultima premiazione, l’assegnazione del Premio alla memoria di Massimo Trosi ritirato dalla sorella Rosaria.
Nel suo intervento Rosaria Troisi ha raccontato che ogni volta che ha modo di andare in una scuola per incontrare gli studenti e parlare del fratello, li esorta sempre a “non disprezzate la vita perché non potete sapere cosa ha in serbo per voi”. Portando ad esempio Massimo che per ben tre volte ripeté la seconda media. Spronandoli a coltivare le proprie passioni, così come Massimo coltivò quella del teatro, malgrado il papà non volesse perché ci teneva che il figlio studiasse e si diplomasse per costruirsi un futuro dignitoso.
Le parole di Rosaria Troisi dovrebbero essere ascoltate non solo dai ragazzi, ma prima di tutto dai genitori in quanto spesso i genitori, seppure in buona fede, tendono a tarpare le ali ai propri figli solo perché dimostrano di voler fare della propria vita qualcosa di diverso dalle aspettative che i genitori hanno in serbo per loro.
Molti genitori hanno la cattiva abitudine a identificare nei figli l’elemento di rivalsa ai propri fallimenti giovanili, alla mancata realizzazione dei propri sogni e ambizioni, confidando che la prole li realizzi per loro. Molto probabilmente perché a loro volta i propri genitori soffocarono le loro ambizioni, imponendo la propria volontà. Giudicando i loro sogni un inutile capriccio anziché un segnale di quanto covava nel loro animo per avere successo nella vita.
Le parole di Rosaria Troisi devono essere un monito per tutti genitori a non trascurare o a sminuire le ambizioni e le tendenze dei figli, ma invece sostenerle con occhio vigile e paziente, perché non si può escludere che esse non fossero il segnale che indica qual è la strada che i ragazzi devono percorrere per essere felici nella vita ed essere utili alla società!
La storia di Massimo Troisi, così come quella di tanti uomini e donne di successo che seguirono le proprie passioni, contravvenendo alla volontà dai loro genitori, a volte andando via di casa pur di realizzare se stessi, dovrebbe essere un insegnamento per i genitori ad assecondare i figli sostenendone progetti e ambizioni invece di ostruirne sul nascere i sogni.
I sogni sono i semi della vita, vanno coltivati anziché distruggerli!
