
Chi è inorridito nell’apprendere dell’ennesimo orrendo crimine commesso dall’esercito israeliano a Gaza nei confronti dei palestinesi – l’IDF ha ucciso due bambini palestinesi di 8 e 11 anni mentre cercavano la legna per riscaldare il loro papà ferito e costretto sulla sedia a rotelle solo perché avevano varcato l’immaginaria linea gialla imposta da Israele ai palestinesi a Gaza e dunque ritenuti una potenziale minaccia dai soldati -, forse dimentica o non sa dei cecchini da week end che durante la guerra nella ex Jugoslavia erano disposti a pagare cifre esorbitanti per essere portati nelle zone di guerra e sparare ai civili inermi, inscenando veri e propri safari della morte. Tra questi pare ci fossero almeno cinque italiani.
Che la crudeltà albergasse nell’animo umano non lo scopriamo oggi. Ma che dei soldati o, peggio, dei semplici cittadini amanti della caccia potessero trucidare a sangue freddo civili inermi, soprattutto bambini, fa accapponare la pelle.
Su quanto è in corso a Gaza dall’indomani di quel tremendo 7 ottobre 2023, giorno in cui hamas trucidò oltre mille israeliani e ne catturò più di duecento, sono stati scritti e pronunciati fiumi di parole, spesso in contrasto tra loro. In maniera del tutto surreale sono stati allestiti veri e propri dibattiti televisivi e sulla carta stampata per stabilire se fosse giusto definire genocidio la carneficina che Israele stava perpetrando a Gaza in risposta ai fatti del 7 ottobre nell’assoluta indifferenza dell’intero occidente.
È paradossale l’ipocrisia di tanti media che, così come amplificarono l’accordo di tregua sancito tra Israele e hamas agli inizi dello scorso ottobre con il beneplacito del presidente americano Trump e degli stati occidentali, ora tacciono sugli oltre 300 morti palestinesi uccisi da Israele dall’indomani della presunta tregua, sui continui bombardamenti dell’esercito israeliano su Gaza e sui crimini commessi dai coloni israeliani in Cisgiordania contro gli arabi. Tutto in barba alla pace voluta da Trump!
Per spiegare l’accondiscendenza degli stati occidentali verso Israele la spiegazione è solo una: i sionisti – gli ebrei fanatici ortodossi al governo in Israele – sono ai vertici dei grandi gruppi finanziari e delle agenzie di rating che governano l’economia mondiale per cui mettersi contro di loro significherebbe porsi sotto ricatto: Tu non appoggi le mie politiche? Allora io ti taglio il rating e ti faccio fallire come nazione. Viceversa se mi appoggi, o per lo meno non mi metti i bastoni tra le ruote, ti alzo il rating e ti faccio diventare una nazione economicamente virtuosa!
A questo punto ecco che tanti governanti, come gli struzzi, mettono la testa nel terreno per non vedere i crimini che sta compiendo il loro alleato.
Ovviamente vi starete chiedendo tutto ciò che c’entra con i safari della morte allestiti durante la guerra nella ex Jugoslavia più di trent’anni fa. E chissà quanti altri ne sono stati allestiti e ne vengono tuttora allestiti in altre parti del mondo nel silenzio o, peggio, nell’indifferenza generale.
Anche in quel caso a farla da padrone era il vile denaro che persone facoltose erano disposte a sborsare per divertirsi a uccidere donne e bambini anziché cinghiali o altra selvaggina. Probabilmente perché, avendo perso il gusto di uccidere animali, erano alla ricerca di qualcosa di più elettrizzante.
Il denaro può comprare tutto: dal silenzio degli Stati sul genocidio consumato da un loro alleato alla possibilità concessa a semplici cittadini di uccidere per gioco durante un assedio.
Non lo scopriamo certo oggi che il denaro governa il mondo. Quello che terrorizza è che in nome del dio denaro l’uomo abbia svilito se stesso in una creatura mostruosa di cui vergognarsi. Ma soprattutto di cui avere sempre più paura!
